Nel percorso intellettuale di Giancristiano Desiderio, il confronto con Benedetto Croce ha ormai assunto un valore decisivo e irrinunciabile. Un dato già evidente nella quantità degli scritti e dei volumi dedicati all’analisi della sua opera, ma che trova la propria ragione più profonda nella consonanza su un punto che pare fondamentale: pensiero e vita non costituiscono dimensioni separate, bensì realtà destinate a incontrarsi continuamente.

   Questa impostazione implica una precisa idea della filosofia intesa non come un sistema chiuso, ma come un esercizio critico capace di interrogare l’esperienza, le sue domande e le sue contraddizioni. In questa prospettiva, la vita stessa non è un semplice susseguirsi di eventi, bensì il luogo in cui il pensiero prende forma e attraverso cui l’uomo può conquistare libertà di giudizio e di azione.

   Un’idea che emerge potente anche nel recente volume pubblicato da Bibliopolis, Il Vesuvio pensante. Il fuoco in Benedetto Croce, dove la riflessione crociana viene letta nella sua capacità di mantenere vivo il rapporto tra pensiero, storia ed esperienza. Quando questo rapporto si interrompe, la filosofia rischia infatti di trasformarsi in un sapere autoreferenziale, incapace non solo di comprendere il movimento della storia ma di essere incomprensibile essa stessa. È una prospettiva che emerge già dalla stessa articolazione del volume, dalla scelta dei titoli e dei temi.

   Proprio su questo terreno che si comprende il valore filosofico del buon senso, spesso considerato in opposizione radicale alla rigorosa dialettica filosofica. È infatti nell’incontro tra queste due dimensioni che il pensiero manifesta una delle sue forme più alte: la filosofia non troverebbe il proprio compimento nell’astrazione isolata, ma nella capacità di esercitare il giudizio sulle situazioni concrete, fino a riconoscere nell’azione politica e di governo un banco di prova decisivo.

   Desiderio insiste su questo aspetto e forse, il volume, pur fluttuando tra molti temi, ritorna infine sempre accanto allo stesso snodo: la filosofia come criterio di orientamento nella vita storica, capace di mantenere viva la tensione tra pensiero e azione, offrendo strumenti di interpretazione e criteri di giudizio, senza però pretendere di trasformarsi in una guida immediata dell’agire. La rinuncia a questa pretesa di dominio che Croce individuava polemicamente nel “cretinismo filosofico”, vale a dire nella degenerazione della filosofia in un esercizio chiuso in formule asfittiche e separato dalla concretezza dell’esperienza.

   Da questa consapevolezza deriva l’ulteriore passaggio: misurarsi con l’azione e assumersi il peso delle scelte non significa eliminare l’errore, ma riconoscere la propria libertà.