“Vi spiego la prevenzione dell’anima”
La nostra mente può fare di un Inferno il Paradiso e di un Paradiso un Inferno (John Milton)
Oggi alle 13 al salone del libro di Torino Barbara (Mariani) ha presentato il suo primo libro. “Aloha, alito di vita, non solo cancro (Eti)” .
Mi ha comunicato la notizia per telefono con la sua voce squillante, un suono cristallino che mi pare di sentire da una vita, invece ci siamo parlate soltanto due volte.
Barbara è una delle “amiche virtuali” che devo al blog. È come Rita, Anna, Michela, Giovanna. Abbiamo avuto tutte il tumore al seno. Abbiamo lanciato la bottiglia (con messaggio) nella rete. Ed eccoci. Forse un giorno ci conosceremo di persona, forse no. Ma ora ci basta questo filo teso (il web) che aggancia le nostre impressioni, che permette di scambiarcele, che assieme alle diagnosi fa scorrere anche le soddisfazioni…
Eccolo il successo di Barbara. “Ci credevo da matti, lo sentivo. Il ricavato andrà tutto alla ricerca sulle alterazioni BRCA1 e 2”, spiega. Sono quei geni che predispongono al tumore alla mammella, la sua nonna Carla è morta per questo nel ’92: molte donne, dopo la diagnosi genetica decidono di farsi togliere entrambi i seni. Barbara si è accorta del tumore nel 2000, quando aveva 31 anni, e in questi dodici anni è stata operata tre volte. Nel 2009 ha avuto la certezza che “col tumore dovrà conviverci tutta la vita. Ma dico ‘tutta la vita’ proprio perché non penso alla morte”.
“Vivo come se stessi viaggiando, come se fossi sempre in vacanza” racconta Barbara nel libro che trasuda ottimismo da ogni carattere. Ma trasmette anche una profonda spiritualità: “Ho capito che l’anima esiste e mi sto accorgendo di tanti piccoli miracoli attorno a me”
“Aloha” è il saluto hawaiano. Ma non solo: “Alo significa ‘in presenza di’ e Ha è l’alito di vita. L’espressione significa ‘vieni, porta il tuo passato, la tua famiglia’” rivela Barbara.
“Credevo di conoscere tutto di me – scrive nel libro (www.barbaramariani.com) – ma poi ho scoperto la paura. E dopo ho scoperto anche il coraggio. Con fatica sono arrivata all’equilibrio di ragione e anima” Ancora: “Ho capito che ci sono due tipi di prevenzione e che questo modo di guardare la vita è la prevenzione dell’anima”.

Nel totale rispetto per le scelte di ciascuno, nell’espressione più convinta della solidarietà verso tutti i malati di tumore che si stanno curando con terapie convenzionali o no, vorrei raccontarvi brevemente la mia storia. Ho scoperto di essere malata di tumore mammario all’inizio di dicembre 2011. Il caso o il buon Dio hanno messo sulla mia strada Gioia Locati e i suoi articoli sul Metodo Di Bella. Non ho comunque lasciato l’altra strada e sono stata vista da due chirurghi. La loro proposta terapeutica: Mastectomia bilaterale, svuotamento cavi ascellari,chemio ed eventuale radioterapia.Tutto questo, va detto, sulla scorta di una semplice mammografia. Evidentemente, lo dico senza nessuna intenzione, a loro bastava. A me, un po’ meno. Visita col Dott. Di Bella e assegnazione di una serie di indagini ematochimiche e strumentali che confermano comunque sì le evidenze mammografiche ma anche, per dire, che il linfonodo ingrossato, che mi avrebbe candidata subito per lo svuotamento, non era interessato dal tumore. Dico tutto questo perchè, nella tecnica chirurgica sembra prevalere un atteggiamento, consentitemi, abbastanza grossolano, tipo buttare il bambino con l’acqua sporca. Andiamo avanti. Decido per il MDB, non subito. Dalla visita,mi prendo ancora una settimana per riflettere, poi, sperando che i miei tumori non si mettessero a “lavorare” all’impazzata, il giorno di Natale inizio la terapia. La mia decisione è stata subito molto ferma però ho incontrato notevoli difficoltà da parte del medico di base che si è rifiutato di prescrivermi farmaci mutuabili,parte degli esami ematochimici e con difficoltà gli esami strumentali, ma anche da parte di amici,assolutamente scettici, perchè altrettanto assolutamente disinformati, sul Metodo. Per scaramanzia non dovrei parlare. Il percorso è ancora lungo, però a 4 mesi e 8 giorni dal’inizio della terapia, gli esami ematochimici sono buoni e l’ecografia non rileva più il sig. 0,5cm, del sig. 1cm resta un’ombra acustica ed il più grande, che era proprio grandino, risulta diminuito di 2 mm, quel che è più importante è che un unico vaso sanguigno di piccole dimensioni lo alimenta. Per riassumere: non ho subito un intervento chirurgico devastante con esiti invalidanti da portarsi appresso per il resto della vita.E qui sarebbe opportuno anche introdurre l’argomento delle ricostruzioni plastiche che dovrebbero ridare la “felicità” alle donne mastectomizzate. Non mi sono dovuta sottoporre a trattamenti chemio e/o radio i cui esiti possono essere anche più letali della stessa malattia. Studi indipendenti lo certificano però quegli stessi medici che dovrebbero, giustamente come dice la lettrice Rita, guidare i pazienti nella scelta, o non sanno o non dicono. Il percorso è ancora lungo ed irto di ostacoli, non ultimo il costo che, io ritengo ingiustamente, grava su chi ha bene o male sempre versato i contributi assicurativi, paga le imposte e quindi paga per sè e per gli altri le cure convenzionali di gran lunga più costose e di dubbia efficacia. Io però gradirei sapere quale persona, debitamente informata su tutti gli aspetti del trattamento convenzionale (e non a rate come in genere fanno, ti devono dire tutto e subito, anche che ti troverai a vomitare l’anima, che dovrai combattere con il veleno che ti senti entrare in corpo, che per (non ) guarire dovrai pagare un prezzo altissimo e allora sì che dovrai rigenerarti l’anima, e il MDB o anche altri metodi o cure. Solo allora chi sceglie, lo farà in piena consapevolezza. Per quanto ne so io, per il momento, occorre essere astuti come serpenti(lo dice Gesù, anche se in questo momento non saprei fare la giusta citazione) per sfuggire alla presa di chirurghi ed oncologi ed essere in grado di decidere in piena autonomia. Tra l’altro c’è da dire che, in caso di necessità, io posso ancora, Dio non voglia, ricorrere all’intervento chirurgico qualora il Metodo non funzionasse. Un po’ più difficile ripristinare la mia integrità se avessi seguito i consigli dei chirurghi.Un grandissimo augurio affettuoso a tutti i malati in qualsiasi terapia. Cordialmente
Grazie mille, signor Nivel!!
La sua risposta mi ha dato la forza di non arrendermi e di continuare per questo sentiero tortuoso che è la cura pensata e ragionata. Grazie perchè non le nascondo che delle volte mi scoraggio a dover affrontare e superare tutti i mila problemi che lei ha elencato e che forse fanno sentire al limite del pazzo anche con le persone care che ci vivono attorno. Grazie perchè mi ha fatto credere che comunque ce la faremo ad agire per il bene degli ammalati di oggi e quelli di domani.
Una buona settimana a tutti.
Caro Nivel, ho terminato di leggere proprio ora il suo commento e idealmente le mando un forte abbraccio per quello che in modo così chiaro ha evidenziato nel suo commento….Ancora complimenti. Sapere che esistano persone come lei mi dà ancora più forza nel continuare, dopo tanti anni, a divulgare il MDB perché, come dice bene lei, solo attraverso la conoscenza da parte di tutti si può sperare di giungere, nel più breve tempo possibile, per il bene unico dei malati, ad un riconoscimento ufficiale del MDB…Solo allora, il nostro compito sarà terminato in quanto avremmo raggiunto finanlmente quell’obiettivo a cui tutti dovrebbero contribuire: dare al malato veramente un’arma che combatta il cancro rispettando, allo stesso tempo, la sua persona…Proprio per questo motivo, chiedo a tutti coloro che non conoscono il MDB, di informarsi, di informarsi e ancora di informarsi, perché il riconoscimento del MDB rappresenterà una vittoria per tutti, cosa che molti, ancora, forse non capiscono…Infatti, ancora oggi, leggendo qua e là su internet, mi imbatto in commenti che si dividono sull’argomento, facendo così l’interesse unico di chi dirige il sistema: quello di lasciare tutto così com’è per chissà quanti anni ancora ma, nel frattempo, milioni di malati non ci saranno più…
Un caro saluto.
Gentilissima signora Rita, mi creda vorrei tanto rincuorarla dicendole che la battaglia contro il cancro la si può vincere d’accordo con l’attuale oncologia ufficiale. Ma sarei ipocrita se lo affermassi perché, per il mio opinabilissimo pensiero, non lo credo possibile. Si scontrano due culture estreme, e già qui ho commesso uno svarione perché in realtà una è una sub-cultura. Infatti questa mira soltanto a distruggere la vita, (si ricordi che il tumore è pur sempre una forma di vita, seppure esasperata), mentre l’altra punta a ripristinare le preesistenti condizioni fisiologiche affinché quella esasperazione della vita, gradualmente, senza creare danni a cellule e ad organi vari, vada a scemare e tutto si riconduca nella normalità ante degenerazione. Visto che lei ha citato il prof. Di Bella lo citerò anch’io e si accorgerà che pur nella sua mitezza e umanità era molto risoluto su alcuni fondamentali convincimenti, derivategli da una conoscenza della medicina a dir poco stellare e che nessuno scienziato vivente ancor oggi può lontanamente eguagliare. Da alcuni anni ho cercato di leggere e conoscere tutto quello che questo uomo geniale ha reso disponibile per chiunque voglia cercare di capire con animo aperto, sereno, senza pregiudizi, cosa sia la scienza vera al servizio dell’uomo. Le riporto questo breve commento che segue solo per significarle l’impostazione e la profondità culturale di questa mente finissima, assimilabile al valore rivoluzionario dell’assunto di Galilei:
“Quando ci si inoltrerà nell’avveniristica , ma non fiabesca , visione del tumore come prorompente e duratura forma di vita, più che come fatale dannazione, allora l’Umanità avrà percorso le immense distanze che la separano ancora dalla scoperta della conoscenza dell’essenza della vita. Curare e guarire un tumore vuol dire tutto questo.”
Ritornando a terra e nella mediocrità del pensiero unico, lo stesso Veronesi ammette che la strada risolutiva per vincere il cancro non può certo risiedere nella chemioterapia. Salvo, però, inerpicarsi per sentieri irti e sdrucciolevoli dove la meta viene spostata regolarmente di dieci anni in dieci anni ormai da mezzo secolo e così avanti per i prossimi cinquant’anni. E le persone ammalate adesso e quelle che si ammaleranno domani?
Anticorpi monoclonali: cosiddetta target therapy o terapia a bersaglio o farmaci intelligenti. Tanto intelligenti da prolungare la sopravvivenza al massimo di qualche mese. Peccato che di questi farmaci, dal costo proibitivo, ne occorrerebbero migliaia e migliaia tanta è la produzione della degenerazione cellulare che oltre tutto cambia velocissimamente (mutagenità) per cui gli stessi farmaci non sarebbero più appropriati in un rincorrersi senza fine, ma soprattutto senza apprezzabili risultati.
Terapia genica: il grande successo per il sequenziamento del genoma umano ha prodotto, per paradosso, la grande prostrazione di vedere confermata e certificata l’enorme, gigantesca complessità della cellula umana e del suo dna, ai limiti, appunto, della comprensione dell’essenza della vita. Basare speranze nella cura dei tumori da questa finestra sull’infinito va bene, purchè si abbia la consapevolezza che potrebbero occorrere ancora alcuni secoli. E le persone ammalate adesso e quelle che si ammaleranno domani?
Questo però non viene detto, lasciando credere che la soluzione sia dietro l’angolo, illudendo meschinamente i malati e i loro cari, spacciando miracolosi nuovi farmaci che di miracoloso hanno solo di generare turpi utili per chi gestisce l’ “affare cancro” ( e guardi che, occupandomene per professione, non considero affatto il denaro lo sterco del Diavolo, ma credo che ci debba essere un limite a tutto, in particolare quando è in gioco la vita delle persone).
Perché il prof. Di Bella non ha intrapreso, lui per primo, queste strade? Per il fondamentale motivo che per riuscire a capire quanto poco ancora sappiamo bisogna essere dei geni. Credere che nel tempo di una esistenza umana sia possibile arrivare a scoprire i segreti della vita è come cercare la risposta del perché esistiamo. Così, con l’umiltà di chi sa di non sapere, proprio grazie alle sue eccelse conoscenze scientifiche e la sua preparazione clinica di primissimo livello, ha cercato di porre un argine a questo dilagante e oramai pandemico male, assecondando tutti i processi vitali, evitando sempre di arrecarvi danno (primum non nocere), bensì di favorirli alla massima potenza al fine di ripristinare l’efficienza fisiologica dell’organismo che li ospita.
Ha capito per primo, anche se oggi tanti lo scimmiottano e convengono, che il tumore è una malattia sistemica, la cui localizzazione è solo la zona dove il male principalmente si manifesta, e che per la sua enorme complessità non sarebbe mai potuto esservi un’unica sostanza “miracolosa” in grado di sconfiggerlo. E che, quindi, occorrevano più principi attivi che sempre rispettosi della fisiologia umana e sinergicamente utilizzati dessero luogo a effetti terapeutici non solo come risultato della semplice sommatoria degli uni sugli altri, ma come espressione d’infinite combinazioni fattoriali. E’ stupefacente come, da quella vergognosa farsa di sperimentazione del 1998, oggi, su tutte le più importanti banche mediche mondiali, nonché sulle riviste scientifiche più accreditate, siano riportate decine di migliaia di lavori ed esperimenti che confermano l’efficacia antiproliferativa di tutti i componenti, singolarmente presi, utilizzati nel MDB. Manca soltanto di fare l’ultimo salto logico (ma è solo questione di tempo), ossia, di utilizzarli sapientemente insieme come previsto nel Metodo del Professore. D’altronde anche questo denota i limiti di una ricerca parcellizzata nelle conoscenze, non ricondotta ad una unità di sintesi logica e sequenziale. Lo studio, la ricerca, la clinica sono ancora settori separati poco comunicanti tra loro per deficit di visione, ma anche per obiettiva difficoltà. Solo un genio come il prof. Di Bella ha potuto racchiuderli tutti simultaneamente nella sua mente e nel suo operare quotidiano portando benefici e guarigioni effettive, sconosciute alla medicina ufficiale, subito, ora, in questo nostro spicchio di esistenza.
Quale fosse, poi, il suo giudizio sulla chemioterapia lascio a lui la parola:
..“Dopo le prime esperienze casuali, comparse con la fine dell’ultimo conflitto, ha preso il sopravvento numerico e culturale la chemioterapia. I farmaci proposti hanno raggiunto livelli numerici inaspettati, in netto contrasto con la efficacia terapeutica. La farmacodinamica della chemioterapia investe tutti gli organi e relative funzioni ed ha raggiunto protocolli stereotipati quasi immutabili, obbligatori, convenzionali più che efficaci. E’ quasi un obbligo clinico-terapeutico, sociale, professionale, trattare con tutti i carismi convenzionali i tumori maligni senza rilevanti spunti critici.
L’odierna chemioterapia appare più come misura convenzionale imposta; poco conta se sfocia nella morte, pur che sia conservata la metodica convenzionale più o meno elegantemente seguita o falsata, purchè non decisamente lontana dai criteri basali di ogni chemioterapia.
…purtroppo, la ben più complessa tecnica chemioterapica non soltanto non vince i tumori maligni, ma a volte e non raramente provoca danni pericolosi o sofferenze gravi al punto da essere decisamente rifiutata dai pazienti.
I criteri di attualità si fondano generalmente sulle variazioni di volume, che purtroppo sono momentanee, di breve durata, ovvero di gran lunga superate dai danni concomitanti.
…La scelta per l’impiego di una terapia chimica nella cura di una grave affezione come il tumore, dipende fra l’altro da una comparazione fra i danni prodotti dalla terapia e quelli indotti dal tumore.
L’errore e l’insufficienza della terapia chimica derivano essenzialmente, oltre che dalla genesi del danno eziologico, anche dalla mancata conoscenza dell’esatto meccanismo d’azione e della disponibilità di diversi mezzi che sono invece realmente efficaci.”
Ora, gentilissima Rita, capisco perfettamente il suo intendimento d’animo, sincero e fraterno, ma il punto di accordo che lei auspica, scomodando metaforicamente di nuovo Galilei, genererebbe un compromesso inaccettabile e così raffigurabile:
Signor Galilei, stante le evidenze scientifiche lei ha ragione, ma siccome noi non possiamo avere torto, per evitare a lei l’abiura e a noi una figuraccia, facciamo così: fino a mezzogiorno rimane che è il sole a girare attorno alla terra, mentre da mezzogiorno in poi diremo che è la terra a girare attorno al sole. Tanto, poi, per il popolino ignorante e credulone, alla fine, non cambia nulla.
Fuor di metafora concorderà che l’evidenza scientifica non può essere sacrificata all’infinito alla “Ragion di Stato”, ne tanto meno a turpi interessi economici, perché ciò che qui è in gioco è la salvaguardia del bene più prezioso per gli esseri umani: la salute.
Quando lei asserisce che la terapia Di Bella (si ricordi che come sottolineava il Professore tra terapia e metodo “c’è una bella differenza”) può essere un valido aiuto (forse non se ne è resa conto), ma di fatto la relega a una posizione subalterna, di secondo piano. Ma la realtà scientifica è tutt’altra: esattamente il contrario. Con la differenza che le terapie oncologiche ufficiali non solo non potrebbero mai essere di alcun aiuto per il MDB, ma lo inibirebbero gravemente con pregiudizio per la cura e guarigione del malato.
Circa poi il rilievo di buttare nella paura le persone che si curano in modo convenzionale, mi consenta di segnalarle le innumerevoli testimonianze di ammalati riportate sui diversi siti internet che divulgano il MDB, da Facebbok a Di Bella Insieme, o che trattano l’argomento, dandogli diritto di cittadinanza, quale il presente o quello che Gioia, dimostrando un coraggio da leone, ha aperto da qualche mese sulle pagine del Giornale on line. Troverà storie raccapriccianti di ammalati che dopo avere sopportato chemioterapie devastanti con grave pregiudizio per la propria vita, sono approdate, per le vie più disparate, al MDB traendone da subito insperati miglioramenti e benefici se non addirittura, in tanti casi, persino completa guarigione. Ebbene, quasi sempre questi ammalati narrano che per questa loro scelta hanno dovuto superare ostacoli di ogni tipo. Da quello economico per essere costrette a pagarsi la cura, riducendosi tante volte fino all’indigenza; all’ostracismo degli oncologi e dei medici di base che messi al corrente della scelta del MDB esercitano ogni sorta di terrorismo psicologico rifiutando di prescrivere anche quei pochi farmaci ed esami strumentali a cui i malati hanno comunque diritto a prescindere dalla cura intrapresa; finanche alla manomissione di referti attestanti l’efficacia del MDB con l’intento di screditarlo e convincere il paziente a ritornare alle cure convenzionali. Di fronte a simili barbarie le reazioni di questi ammalati per rivendicare il fondamentale diritto alla salute si fanno comprensibilmente esacerbate e cresce in loro la consapevolezza di trovasi ad avere che fare con un sistema dispotico, arrogante e dal comportamento criminoso. La testimonianza della paziente che segue, tratta dal blog del Giornale on line, e in cura col MDB, è solo l’ultima delle tante che esplicitano questo radicale stato d’animo e di pensiero.
“#37 antiquark (154) – lettore
il 17.05.12 alle ore 10:46 scrive:
Pensate ai campi di sterminio nazisti, agli esperimenti del Dott. Mengele sugli ebrei, alle popolazioni trucidate. Pensate che a qualcuno importasse di quei poveri disgraziati? Lo sterminio erano soldi, forni da costruire, dormitori, produzione di gas, proiettili, armi etc. Ad un esercito di inutili oncologi e ricercatori di morte, cosa importa dei pazienti, sottoposti a torture immani, riempirli di veleni e onde radio che provocano tumori 30 volte più forti di quelli che provano a guarire. Poco importa se solo il 2% delle vittime di tale carneficina ha la speranza di vivere più di 10 anni. Conta di più il denaro, il finanziamento lager che chiamano ospedali. Soldi dei contribuenti usati per lo sterminio degli stessi. Forse gli ebrei erano più fortunati. Un colpo ed è tutto finito.”
Questo per significarle che quello che lei paventa come minaccia alla tranquillità psicologica di tanti ammalati, per lo più costretti a subire le cure antitumorali convenzionali per omessa informazione di altra scientifica possibilità di cura, trova come contraltare tanti altri ammalati che per sottrarsi a drammatici calvari debbono subire pure autentiche vessazioni.
Per tutte le ragioni che ho cercato di argomentare non potrà mai esservi un punto d’incontro tra due concezioni di cura che guardano in direzioni opposte. Ed è altresì fuorviante rappresentarle come se godessero dello stesso peso e visibilità, quando è sotto gli occhi di tutti lo strapotere della medicina ufficiale dominante, basata su di una classe medica umiliata e burocratizzata da una legislazione scellerata che ha finito per espropriare il medico delle sue prerogative, impedendogli il pieno esercizio della sua nobile arte nell’esclusivo interesse del malato secondo scienza e coscienza.
E così, purtroppo, la triste realtà impone scelte impegnative e spesso dolorose. Ma per potere scegliere occorre essere informati (questo era il senso per me di “conoscere”) e questo è ciò che rivendichiamo con forza per tutti. Poi, ognuno, percorra liberamente la strada che ritiene per se più giusta nel più totale rispetto e nella solidarietà che mai deve mancare tra di noi comuni mortali.
Nel formularle i più sinceri e sentiti auguri le porgo i miei più cordiali saluti.
Caro Signor Vittorio, credo invece che Lei ha afferrato il senso delle mie parole e lo ha esposto molto sinteticamente.
Avrei avuto piacere,poi, a leggere la risposta di Nivel alle mie domande che sintetizzate sono:come si fa a trovare un punto d’accordo con gli oncologi ufficiali? come crede di vincere la battaglia per il bene di tutte le persone che non hanno la possibilità di scegliere? La prego signor Nivel scriva qualcosa di rincuorante e che faccia sperare che questa battaglia si vincerà tutti assieme.
Gentile Ruini, su un punto non ci troveremo mai d’accordo: io non paragonerei i medici ai boia nazisti o comunisti. Per il resto, non avevo afferrato il significato delle parole della signora Rita ma, questo è poco ma sicuro, non avrei mai osato mettere in dubbio la strada scelta da un malato di cancro, sia essa quella di Di Bella che l’altra.
Gentile Vittorio, se ciò che intendeva Rita è quello che lei ha così bene esplicitato, rispondo volentieri ad entrambi, sintetizzando al massimo, così: la chemioterapia è chimicamente un’aggressione mortale (citotossica, cancerogena, mutagena, teratogena); il MDB, in quanto metodo biologico rigorosamente scientifico, è l’esaltazione dei processi fisiologici per il loro totale ripristino. Continuare ad ignorare tutto ciò è semplicemente un atto di gravissima irresponsabilità, non osando pensare che un oncologo ignori l’elevata citotossicità della chemio, oltre al suo sostanziale fallimento. Non è terrorismo descrivere una realtà drammatica (lei se lo immagina l’accusa di terrorismo rivolta a chi avesse denunciato cosa stesse avvenendo nei lager nazisti o comunisti?), mentre lo è sempre per sostenere e perpetrare la menzogna. In questo sta il significato della frase sulla inimmaginabile capacità criminale della disinformazione pronunciata dal prof. Di Bella, il quale con disarmante semplicità riusciva a rendere comprensibili concetti complessi, e misurando le parole non parlava mai a vanvera.
Gentile Signor Nivel,
mi spiego meglio:
credo che bisognerebbe pesare le parole quando si dice che chi non ricorre al MDB vive all’oscuro. Mi sembra una frase dettata dall’orgoglio e dalla rabbia di dover dimostrare che il MDB sia efficace. Per cui quando dico che condivido quello che Lei scrive voglio dire che, credo che la terapia di Bella possa essere un valido aiuto a chi si avventura nel cammino del cancro ma, non trovo affatto corretto dire a chi sta cercando di reagire e vincere una battaglia con la propria pelle e con la propria energia, che quello che sta facendo potrebbe essere lontano anni luce dalla soluzione. Ecco, io penso, che una persona responsabile dovrebbe fare di tutto per dimostrare che ha ragione: con la tenacia, la volontà, la pazienza e scendendo eventualmente anche a compromessi, pur di salvare la vita a miglia di persone. D’altronde il Prof. Luigi di Bella ci ha insegnato che significa credere in qualcosa; lui era una persona umile, forte, volenterosa e non credo di aver mai sentito dalla Sua bocca parole di condanna o giudizi esasperati, ma solo una forte volontà ad aiutare i malati. Non ha mai trattato le persone come ostaggi o come persone da giudicare. Mai. Io ero una ragazza quando l’ho conosciuto tramite i media e l’ho seguito scartabellando quello che si poteva trovare allora. Ricordo le litigate con i colleghi studenti di medicina che si facevano e a parte questo ho sempre avuto un esempio di persona onesta e corretta che credeva nella scienza, nella ricerca e soprattutto, me lo lasci passare, in Dio. E’ stato un esempio di persona a cui ho sempre guardato, come se fosse uno di famiglia, eppure non avevo niente in comune con lui, tranne il desiderio di trovare la soluzione ad un grande male.
Per cui trovo un pò avvilente leggere un commento che dice che stride la voglia di vivere di una donna che ce la mette tutta a reagire con il fatto che nn abbia fatto la terapia di Bella; trovo che un commento del genere butta nella paura le mille persone che fanno la normale terapia. Poichè la seguo sul Blog e la stimo molto e, credendo che sia stato un modo distorto mio di intendere le sue parole, ho provato solo a dirle che forse il modo per affrontare questo vuoto, questo buio di conoscenza che condivido e che non permette a tutti di accedere alla terapia di Bella, era cambiare il modo di condurre la battaglia e Le ho chiesto cosa ne pensasse. Credo che non si tratta più di conoscenza, credo che ogni malato abbia diritto alla conoscenza e alla scelta ma soprattutto abbia diritto ad essere curato al meglio che si può e mi permetta, spero mi capisca, non è tenuto a conoscere, bensì ad essere informato e tutelato. Non è tenuto a sapere. Ci sono altre persone competenti che devono farlo per lui. Devono prospettare le scelte, sì, e in ultima analisi il paziente decide, ma chi deve conoscere è il medico. Arriviamo al dunque:
non trova che sia più una responsabilità di chi conosce e sa la verità portarla avanti e sostenerla e dimostrarla per salvare la vita a migliaia di persone che non di chi non ha scelto la strada giusta (perchè non sa, perchè è ignorante, perchè non ha i mezzi, perchè economicamente non può sostenere una spesa così elevata, etc)? Non trova quindi comprensibile la mia domanda che chiede semplicemente che si cerchi un accordo tra i generali che conducono questa battaglia e salvare più ostaggi possibili? Non trova naturale la mia richiesta, mi conceda pure di parte, che le chiedeva di non sparare su un morto o su un ostaggio ma di cercare di vincere la battaglia in un altro modo?
Questo volevo solo dire e alla fine, quindi prendendo esempio dalla nostra e forte signora Barbara, che la sua guerra l’ha vinta, anche chi non ha il cancro ma ha le conoscenze deve cercare di vincere la propria battaglia.
Spero in ultimo di aver spiegato anche che significa essere legata a quel filo e quanto ci tenga uniti e ci dia la forza di andare avanti.
Una splendida giornata a tutti,
Rita
Mi perdoni gentile Ruini, non crede che anche il suo primo commento potrebbe essere considerato terrorismo psicologico? In fondo, quello che pensano gli oncologi di Di Bella e quello che pensa Di Bella degli oncologi è, più o meno, la stessa cosa. Credo che la signora Rita si riferisse a questo.
E’ la conoscenza che ci fa sopravvivere meglio! io non sono laureato ne ho studiato molto,tuttalpiu lettore curioso e sperimentatore di filosofie e metodi spesso discussi (igenismo costacurtiano,dianetika,)ed ora convinto dibelliano ,importante e credere in cio’che si conoscenon fidiamoci della conoscenza altrui indaghismo e prendiamo tt quello che ci fara’ vivere meglio .di bella fa parte di quella shiera di uomini che verranno ricordati per il loro genio e penso santita’
Gentilissima signora Rita, è un limite tutto mio, ma, senza alcuna ironia, non ho compreso il suo rilievo. Ad ogni modo io ho un rispetto profondo per le scelte che un ammalato di cancro si trova a dover fare. La vita è sacra e ciascuno ha il diritto-dovere di decidere cosa è meglio e cosa non. Però per potere scegliere bisogna conoscere, questo è il punto fondamentale. Se Barbara ha potuto conoscere e valutare il MDB e alla fine ha deciso di affidarsi alle cure oncologiche convenzionali, va bene. Senza volere fare accostamenti impropri sono sempre di più i casi dove dinnanzi a tumori al seno particolarmente aggressivi (tripli negativi) l’accanimento terapeutico è più devastante del tumore stesso e il paziente non è a conoscenza o gli viene fatto terrorismo psicologico al solo menzionare il nome Di Bella. ( Vedasi, una per tutte la tragica odissea, di “Annastaccatolisa”) Per questo ho citato il pensiero del prof. Di Bella sulla disinformazione criminale. In estrema sintesi: il sapere è potere. Tutto qui. Cordialità.
Gentile signor Nivel,
capisco e condivido quello che Lei scrive ma mi creda se fosse anche lei collegato a quel filo farebbe tutte le considerazioni possibili e immaginabili e forse anche non immaginabili….
mettiamola così la signora Barbara è una, ma è un soldato o, forse un ostaggio, di questa battaglia e, come lei tanti altri. Non vede da parte dei generali o capi di stato che si stanno affrontando su un duro e triste campo di battaglia degli errori? Chissà se le cose cambierebbero un pò (..credo di sì, mi lasci sognare…)se la battaglia venisse condotta con una saggezza quasi divina. Lei che ne dice?
Auguro a tutti un mare di belle cose e di traguardi raggiunti, così come la bella signora Barbara ci ha insegnato.
Quindi se risultassi positiva a questo test , il consiglio dell’oncologo sarebbe l’asportazione dei seni??? Ma in che epoca viviamo nel medio evo???dite a questa signora che per fortuna isiste l’mdb ed una cura preventiva a base di melatonina ,retinoidi,d3,vit.c.potrebbe evitare questa mutilazione preventiva…..
Cara Gioia, ho visitato il blog di Barbara e letto la sua storia. E’una persona dolce e profonda che ha compreso quanto sia importante curare l’anima per potere meglio curare e vincere la malattia del corpo. Tuttavia, trovo stridente questa sua visione così positiva della vita con protocolli terapeutici che non la rispettano poco o nulla. Non oso immaginare quale prodigiosa coniugazione scaturirebbe se conoscesse e praticasse il MDB, di cui nella sua storia non ho trovato tracce ne menzione alcuna. E questo, purtroppo, conferma come troppe persone, ancora, siano all’oscuro di un percorso di cura fisiologico per riconquistare pienamente non solo la vita, ma anche la sua precedente qualità. Pur partendo da ciò che vi ha accomunato e senza nulla togliere alla sensibilità di Barbara, lei Gioia, forse facilitata e indotta dalla sua professione, ha osato andare oltre le colonne d’Ercole, scoprendo un nuovo mondo. Spero che su quello che lei chiama il “filo teso” siano sempre di più le Barbare che vorranno sintonizzarsi. Non posso però non citare il prof. Di Bella quando affermava che: “L’Italia è un paese ammalato di disinformazione. E la disinformazione ha una capacità criminale inimmaginabile”. Per questo le auguro che non sia troppo gravoso l’onere si è caricata sulle spalle dimostrando un coraggio di gran lunga sconosciuto nella sua categoria anche da parte dell’altrui sesso. Cordialmente.