In occasione della riunione dell’ American Association for Cancer Research, il mese scorso, è stato presentato uno studio sorprendente: le ragazze che si sono vaccinate contro il papilloma virus risultano sì più protette nei confronti dei 4 ceppi per il quale è stato formulato il vaccino ma più esposte ai ceppi ad alto rischio (quelli che potrebbero provocare il cancro). Cliccate qui. E qui. Il lavoro è in attesa di essere pubblicato su una rivista.

Sessanta vaccinate su cento si sono infettate con una forma ad alto rischio, fra le non vaccinate il rischio è sceso al 40%. I ceppi di HPV sono considerati “ad alto rischio” quando inducono cambiamenti cellulari che possono poi portare al cancro.

Gli autori dell’università del Texas Medical Branch hanno osservato che le ragazze non vaccinate rischiano meno di ammalarsi di tumore del collo dell’utero. Nel lavoro condotto sono state analizzate le informazioni provenienti da 600 donne dai 20 a 26 anni, di queste 80 avevano ricevuto il vaccino Gardasil che protegge contro quattro tipi di HPV 6, 11, 16 e 18.

Non è chiaro, per i ricercatori, il motivo per il quale le donne vaccinate hanno più probabilità di essere infettate con altri ceppi ad alto rischio. Gli studiosi hanno anche precisato che “non si può sapere ora se e quante donne svilupperanno un cancro nei prossimi anni”.

Conclusioni: gli autori ribadiscono la necessità di indagare ancora. Suggeriscono anche l’eventualità di ri-vaccinare le adolescenti con il nuovo vaccino che protegge da 9 ceppi di HVP e non più solo da 4.
Ma chi accetterà di far fare “da cavia” alla proprie figlie, una seconda volta, con presupposti simili?

Sì, da cavia.

Purtroppo non tutti sanno che questi vaccini non hanno mai superato la fase tre di sperimentazione, quella cosiddetta multicentrica, condotta su un’ampia fetta di popolazione. Dal 2007, da quando è stato dato il via libera alle prime somministrazioni, le aziende hanno avuto il permesso di attuare la fase 3 a spese dei sistemi sanitari, testando il vaccino sulle adolescenti di tutto il mondo occidentale (senza però dirlo!).

Denuncia Eugenio Serravalle, il pediatra omeopata che da anni raccoglie i dati sulle vaccinazioni di massa: “Gli studi finora pubblicati sull’efficacia dei vaccini sono sponsorizzati dalle ditte produttrici, i cui esperti sono responsabili anche per il disegno, l’analisi dei risultati e la stesura delle pubblicazioni. Se è corretto che la ditta produttrice testi il farmaco prima della commercializzazione, non è però eticamente accettabile, nè scientificamente opportuno che, sulla base di questi risultati, si stabiliscano delle campagne che intervengono direttamente sulla salute delle adolescenti. Con i soldi dei contribuenti, si sta facendo un’ampia sperimentazione”.

In Italia per il costoso anti-papilloma spendiamo 39milioni l’anno! Non solo: non abbiamo certezze che il vaccino serva a prevenire il tumore del collo dell’utero (che nei paesi Occidentali, dove vi è educazione al pap test, ha un’incidenza bassissima e una mortalità ancora più bassa). Nessuno ci ha mai detto che dopo qualche anno l’effetto protettivo scema e in nessun elenco dell’Istituto superiore -o del ministero o di Aifa- è riportata la sindrome Guillain-Barrè come effetto collaterale. Cliccate qui.
Finlandia e Giappone hanno rinunciato a devolvere così tanto denaro per un vaccino non testato, hanno accolto le richieste delle famiglie: la sicurezza dei figli al primo posto. Hanno promosso studi, se ne riparlerà tra 20 anni. La Francia ha proibito le pubblicità ingannevoli,  ad esempio: “finalmente il primo vaccino che previene il cancro”, il vaccino previene un virus che in rari casi potrebbe portare a un tumore, ma senza fase 3 non sì può sapere se poi il cancro al collo dell’utero si previene per davvero.

Vi invito a leggere e a firmare la petizione lanciata da Assis, portale indipendente di salute. Si chiede al ministero di sospendere la vaccinazione di massa in attesa di dati certi e provati scientificamente.
Vi invito a condividere le considerazioni di Eugenio Serravalle, logiche e documentate e a far circolare il link.

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Papilloma, col vaccino se ti ammali è peggio, 4.0 out of 5 based on 28 ratings
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