Con la pandemia X – quella che si sa con certezza che arriverà ma non ha ancora un nome – i vaccini avranno perso la loro aureola. Un cambiamento significativo, scaturito, purtroppo, dalla morte di una ragazza.

Camilla Canepa aveva 18 anni quando si vaccinò in un centro ligure, stette male nei giorni successivi e nessun medico prese in considerazione il fatto che avesse ricevuto un farmaco nuovo e poco testato (nel suo caso il vaccino Astrazeneca). Ci sarebbe da dire parecchio sul fatto che le Regioni erano già state informate del rischio di trombosi vaccino-indotte, come denunciato in più tornate dalla trasmissione Fuori dal coro, ma abbiano tenuto l’informazione bassa “per non uccidere il vaccino”. (marzo 2021, Nicola Magrini, direttore Aifa). 

Soffermiamoci ora sul dettaglio che pregiudicherà la prossima X.

Nessun medico che visitò Camilla inserì la pregressa vaccinazione nella sua storia clinica (la prassi di escludere le vaccinazioni dall’anamnesi di un paziente che sta male o dai triage in pronto soccorso ė propria solo dei vaccini: qualsiasi altra terapia o medicina, perfino il consumo di integratori o di pompelmo è, di regola, inserito).

Per questo cinque medici responsabili delle visite a Camilla sono stati indagati e accusati di falso ideologico. Qui.

Se ne evince che d’ora in poi, e finalmente, le vaccinazioni – come qualsiasi farmaco – verranno prese in considerazione se si sta male o si muore.  

Camilla non tornerà su questa terra ma la sua sofferenza non è stata vana. 

Altro che “Non si fa nessuno studio!” (Neppure dopo la morte di una bambina a 24 ore dal vaccino?) “No, si deve sapere che un vaccino non fa morire nessuno”. (cit.  Roberto Burioni  al corso di giornalismo del 2018, combinazione due anni prima della pandemia, combinazione). 

Da nessun morto a centomila morti.

In queste ore la stampa inglese si sta arrovellando non solo sulla salute della principessa Kate ma anche sul gran numero di morti fra i vaccinati. 

Il giornalista del Daily Sceptic, riportando i dati dell’Office for National Statistics, osserva che la mortalità nelle persone non vaccinate è molto inferiore dal 2022 anche se i decessi in eccesso sono aumentati vertiginosamente, le morti però sono tutte concentrate fra chi aveva fatto i vaccini, da uno a cinque dosi. Osservate i grafici. Il trend si è mantenuto per i due anni successivi. Sono stati analizzati gruppi di età dai 40 ai 90 anni e la differenza è talmente chiara che non si può non pensare che qualcosa sia successo fra i vaccinati.

“È questo il motivo per cui le autorità continuano a non voler pubblicare i dati completi sui decessi in base allo stato di vaccinazione? – si chiede il giornalista – Un gruppo interpartitico di 21 parlamentari e colleghi è l’ultimo ad aver chiesto questi dati. Le autorità si stanno rifiutando perché sanno che i numeri mostrerebbero un eccesso di morti soprattutto tra i vaccinati?”

Il giornalista trova sorprendente la concentrazione di morti in eccesso tra i vaccinati dopo l’inizio del 2022, proprio quando è apparso Omicron. Riflette sulla protezione dalla mortalità che avrebbero dovuto fornire i vaccini. Di fatto non c’è stata alcuna protezione: se il virus avesse ucciso in modo sproporzionato i non vaccinati (e dunque i vaccini avessero protetto i vaccinati) la percentuale di decessi tra i non vaccinati sarebbe dovuta aumentare durante le ondate. 

Ma non è andata così.

L’autore conclude:

“Questa preoccupante osservazione potrebbe essere il motivo per cui le autorità tengono saldamente nascosti i dati completi, che confermerebbero o escluderebbero tale osservazione”.

Insieme al professore Stefano Petti ci poniamo le stesse domande per il nostro Paese (dove peraltro i dati sono oscuri): “Secondo Our World in Data in Italia sono stati somministrati 244milioni 944 mila vaccini (più di 4 per persona in media), dal gennaio 2023 l’80% della popolazione ha ricevuto la dose booster, eppure nel 2023 abbiamo avuto un eccesso di mortalità di quasi 20.000 persone e 11.000 decessi covid. Sono sempre decessi nei non vaccinati?? Oppure anche da noi è come in Inghilterra?” si chiede Petti.

Ancora Petti: “A differenza che in Italia, tuttavia, in Inghilterra i dati originali ci sono e sono scaricabili da parte di chiunque. La mortalità fra tutti i vaccinati (da una a 5 volte) è il 5% in più rispetto a quella dei non vaccinati”.

Che dire? 

Repetita iuvant: ogni vaccino è un farmaco e come tale va trattato. Un farmaco indirizzato ai sani dovrebbe essere prescritto con tanta più prudenza e attenzioni rispetto a quello destinato ad alleviare le sofferenze di un malato. Chi sta male è pronto ad accettare anche qualche evento avverso per attenuare la sua malattia, chi è sano no. Ma da noi è avvenuto esattamente il contrario, in nome del vaccino. Non solo. Si continuano a imboscare i dati e a mistificarli come se fossimo a Cernobyl negli anni ‘80 e di quei pochi che sono trapelati (riguardo miocarditi e trombosi vaccino indotte) le massime autorità sanitarie hanno avuto la spudoratezza di ammettere “di non averli rivelati per non uccidere il vaccino”.

Sapete che c’è (in vista della X)?

Che ora sappiamo.

 

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