Provo a mettere in ordine alcune riflessioni sulla correlazione tra silenzio e consenso, visibilità e ascolto, assenza di critiche e stima. Poi, naturalmente, potremo tornare a dibattere del nuovo disordine mondiale.

Ernesto, un bravo venditore d’auto usate, amava dilettarsi in analisi politiche e morali all’interno di una chat di amici. A volte, quando le sue considerazioni diventavano particolarmente pungenti, nella chat non volava una mosca. Lui interpretava quel silenzio come un segno di ammirato rispetto: immaginava un pubblico attonito, ipnotizzato dalla sua logica cristallina.

Estasiato dalla propria eloquenza, decise di fare ciò che molti di noi hanno pensato almeno una volta, ma solo pochi hanno avuto il coraggio di realizzare: tirò fuori il libro dal cassetto. In breve tempo scrisse, editò e pubblicò un memoriale storico, dentro il quale riversò tutta la sua vita. Così come aveva catturato l’attenzione di una trentina di persone in chat, era convinto che il libro avrebbe generato analisi accorate, riflessioni profonde. E perchè no, critiche feroci.

Non accadde nulla di tutto questo. Sognava di diventare il nuovo Hemingway, ma dovette rassegnarsi a un numero di lettori inferiore alle famose sei dita dei gatti cubani del grande scrittore.

Fu allora che affiorò una verità crudele. Mentre Ernesto snocciolava la sua filosofia, i partecipanti avevano aperto una chat omonima senza di lui. Nella chat originale non volava una mosca, non perché fossero rapiti dalla sua dialettica, ma perché erano letteralmente spariti. Due concetti quasi sinonimi, che fanno persino rima, ma separati da una tragica differenza.

Cosa separa un premio Strega da un venditore d’auto usate? Non necessariamente la qualità delle parole, quanto la sensibilità di distinguere il silenzio dall’assenza.