A metà luglio la Commissione Affari Sociali della Camera ha approvato un emendamento di Fratelli d’Italia a un disegno di legge sulle professioni sanitarie per reiscrivere all’Albo i medici radiati durante la pandemia.

Non abbiamo informazioni dettagliate sui motivi che hanno portato alla radiazione di ciascun medico. Sappiamo che sono una trentina o giù di lì e che non sono quelli che hanno scelto di non vaccinarsi (per loro era scattata la sospensione e poi la riammissione da parte del governo Meloni nel novembre 2022); sappiamo che quasi tutti i radiati hanno fatto ricorso alla Commissione nazionale competente, la Cceps e che perciò hanno potuto – e possono – esercitare fino a quando non verrà pronunciato un provvedimento di radiazione (oppure continueranno a lavorare in caso di assoluzione).

Perché hanno pendente un provvedimento di radiazione? In base alle nostre fonti sappiamo che c’è stato qualcuno che si è lasciato andare a insulti verso colleghi, o virostar, o rappresentanti delle istituzioni sanitarie. Già, il periodo pandemico passerà alla storia, oltre che per le imposizioni dei governi Conte e Draghi, anche per la facile propensione alla reattività, per un deficit di padronanza di sè (non giustificabile ma comprensibile).

Altri sono stati radiati per “aver promosso attivamente pratiche antiscientifiche durante la pandemia, mettendo a rischio pazienti e salute pubblica”. (Filippo Anelli presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, Fnomceo).

Ci si chiede se un antibiotico di troppo o un cortisonico somministrato anzitempo abbiano potuto danneggiare i malati o se non è stata la disobbiedienza dichiarata di alcuni medici a dover esser perseguita per “dare l’esempio”.

Visto che il diktat ufficiale era “il Covid non si può curare”, qualsiasi trattamento off label veniva giudicato stregoneria.

Non sappiamo – neppure Anelli lo sa – (“i dati non sono pubblici perché i procedimenti sono gestiti dalle commissioni disciplinari degli Ordini provinciali”) se dietro queste radiazioni ci siano state le denunce dei familiari. Dubitiamo fortemente perché anche in caso di errore medico conclamato nessun sanitario viene radiato, lo dimostra  la morte della diciassettenne Lisa Federico, nel 2020, dopo un trapianto di midollo sbagliato al Bambin Gesù.

Una cosa però è certa. Queste decine di medici sono quelli che hanno proposto terapie, provato a curare. Quelli  che hanno avuto il coraggio di visitare a domicilio quando il diktat del governo era, per i malati, di rimanere in attesa, assumendo solo tachipirina. Sono quelli che hanno spalancato le finestre, auscultato bronchi e polmoni, somministrato ciò che hanno ritenuto opportuno “in scienza e coscienza”, (in molti casi consultando la letteratura disponibile sui trattamenti della prima Sars) . Hanno risposto alle telefonate. Hanno fatto sentire la loro vicinanza in un periodo di vuoto di attenzioni e di terrore (dagli ospedali arrivavano testimonianze come questa: “i malati con la febbre arrivavano al mattino e pareva fossero ancora vigili ma alla sera erano già morti”.) Erano le frotte di persone rimaste giorni e giorni in casa con l’infezione che si propagava nel corpo,  angosciate e in solitudine, che nascondevano i sintomi con il paracetamolo mentre le polmoniti non trattate provocavano trombi e decessi.

A conferma che un’attesa di questo tipo abbia aggravato il quadro ci son fior di studi.  Non solo su tachipirina e vigile attesa di cui ha discusso la Commissione parlamentare Covid in questi giorni (la letteratura scientifica mostra che le Sars peggiorano velocemente e che sarebbe stato opportuno contenere dapprima la replicazione virale e poi l’infiammazione, si sarebbero potuti somministrare anche integratori e nutraceutici a supporto antiossidativo come melatonina, quercetina e zinco).

Inoltre ci sono pubblicazioni che mostrano il peggioramento di tutte le infezioni quando ci si ritrova in situationi che provocano stress e ansia. Ha confermato Alberto Donzelli, specializzato in Igiene e Medicina preventiva e presidente della Fondazione Allineare Sanità e Salute: “Lo stress cronico apre la porta a tutte le infezioni, sopprimendo la resistenza generale negli individui, li lascia suscettibili a molti agenti infettivi”. Leggete qui e qui.

Non solo infezioni virali, lo stress altera i vasi sanguigni, predispone a tromboembolie e malattie cardiovascolari. Leggete qui e qui.

Ha concluso Donzelli: “L’aver diffuso una comunicazione terrorizzante e l’aver accettato che i medici non andassero a domicilio dei pazienti ha comportato conseguenze catastrofiche, gettando nel panico e nella disperazione centinaia di migliaia di malati, convinti di aver contratto una malattia mortale e di essere abbandonati al loro tragico destino. Il fatto di andare a visitare a casa i malati, a prescindere dalle terapie somministrate non necessariamente appropriate, ha (avrebbe) rappresentato di per sé la prima potente cura, offrendo rassicurazione e la percezione di essere presi in carico in un momento di grave angoscia”.

A fronte di tutto ciò va precisato che l’emendamento di Fratelli d’Italia non prevederebbe il reintegro automatico dei medici radiati ma aprirebbe una finestra di 60 giorni dall’entrata in vigore della legge entro cui i sanitari potranno presentare istanza di reiscrizione, ma soltanto nei casi in cui il ricorso risulti ancora pendente davanti alla Commissione Cceps. Se la radiazione è invece derivata da una condanna penale, la domanda potrà essere presentata solo dopo l’avvenuta riabilitazione.

Usiamo il condizionale perchè all’indomani dell’approvazione dell’emendamento si è sollevato il solito polverone zeppo di imprecisioni. La sinistra ha tirato in ballo i no-vax e pure il presidente della Repubblica Mattarella ha espresso contrarietà. Come ogni legge anche questa va firmata o rigettata dal presidente della Repubblica. Ricordiamo però che il rifiuto di Mattarella è solo ideale: in base all’articolo 74 della Costituzione il presidente può rifiutarsi di firmare (specificando quali sono i rischi di incostituzionalità della norma) ma quando il governo dovesse ripresentare il testo, la firma presidenziale non potrà mancare.

L’iter pare rimandato a settembre.

Sarà interessare capire in che senso Mattarella intenda tutelare la nostra Costituzione opponendosi al provvedimento.

È una legge che non restituisce la professione ai medici poiché gli interessati stanno già lavorando ma che rimetterebbe le cose a posto come ogni gesto giusto. Un riconoscimento a quei medici che hanno seguito la loro coscienza a costo di non obbedire alle  leggi umane che si sono poi rivelate fallaci.

Il reintegro è come una medaglia al coraggio e alla compassione da parte di chi si è accorto di tutto questo.

Speriamo fra questi ci sia anche Mattarella.

 

 

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