Anna Rosa è una bimba di 4 anni morta all’ospedale di Palermo il 18 agosto. Presunta difterite. Malattia assai rara, con sintomi simili a quelli di una forte faringite, è quindi probabile che i medici non abbiano saputo riconoscerla (infatti la piccola era stata in pronto soccorso il 13 agosto per febbre e vomito ed era stata mandata a casa con la diagnosi di tonsillite). La procura di Palermo ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità. E sono stati indagati anche i genitori per omicidio colposo.

La bimba non sarebbe stata vaccinata con l’esavalente – il farmaco a base di 6 vaccini che comprende anche l’anti difterico – e qualcuno ne ha prontamente informato la stampa (l’ospedale? Non potrebbe. Il pediatra ? Nemmeno).

Eppure, a poche ore dal decesso fioccavano già i tweet delle virostar, unitamente a quelli di alcuni parlamentari di FI, con il dito alzato contro la famiglia no vax.

Le informazioni sono arrivate dettagliate: le agenzie hanno riportato che i genitori non hanno vaccinato i figli perché un loro cuginetto aveva manifestato autismo dopo le dosi di esavalente (ma di questo non si deve parlare).

Tuttavia è stato ricoverato anche un altro cugino di Anna Rosa, sembra con sintomi simili alla difterite ma più leggeri, lui è stato però vaccinato.

Come abbiamo detto, per Anna Rosa non vi è ancora la certezza che si tratti di difterite.

Le analisi degli esami di coltura saranno divulgate lunedì (domani) dall’Istituto superiore di sanità.

Abbiamo chiesto chiarimenti sulla malattia all’infettivologo Fabio Franchi che trattò uno degli ultimi casi di difterite verificatosi in Italia all’ospedale di Trieste, nel 1998. Cliccate qui.

“È una malattia pericolosa, e molto rara, nonostante gran parte della popolazione adulta ne sia teoricamente esposta senza difese perché l’effetto protettivo della vaccinazione decade negli anni. In Italia, circa il 26% degli individui di età superiore ai 40 anni e il 35% degli individui di età compresa tra 40 e 49 anni non presentavano livelli di anticorpi protettivi contro la tossina difterica (0,01 UI ml_1) (von Hunolstein et al., 2000). Per avere successo, la terapia deve essere tempestiva. Oltre a particolari antibiotici, ci vogliono gli anticorpi specifici contro la tossina (dovrebbero essere disponibili in centri regionali per quegli eventuali casi rari)”.

Come avviene il contagio?

“Il batterio circola nella popolazione (talvolta lo ospitiamo sulle mucose come il meningococco), si tratta di un germe solitamente innocuo che raramente diventa pericoloso sia quando produce la tossina, sia quando non la produce (la maggior parte dei ceppi non la produce). L’intento della vaccinazione è quello di poter neutralizzare la pistola, non il pistolero. Il pistolero viene eliminato dalla terapia antibiotica”.

E quanto è efficace?

“Ammesso che siano protettivi, gli anticorpi durano un certo lasso di tempo, scemano progressivamente, come quelli del tetano. Per questo la stragrande maggioranza della popolazione adulta ne è potenzialmente esposta. Se ci si ammala raramente è perché la malattia per ragioni sue è pressoché sparita, come è avvenuto anche per la scarlattina”.

Per ragioni sue?

“Le spiegazioni sono speculative. Forse per le mutate condizioni economico sociali igieniche e per l’uso diffuso di comuni antibiotici (i macrolidi vengono comunemente usati per curare le tonsilliti).”

Un vaccinato si può ammalare?

“Sì, vi sono diversi casi segnalati in letteratura. Cliccate per vedere uno studio. Qui un secondo e qui un terzo. Il cuginetto di Anna Rosa è stato vaccinato e ha manifestato sintomi”.

Però sintomi più leggeri.

“Sì, ma possiamo presumere per effetto delle cure che a lui sono state somministrate più tempestivamente, essendo i medici già allertati”.

E un vaccinato può trasmettere la malattia?

“Sì, anche se ritengo che la contagiosità non sia elevata. Infatti, in zone non epidemiche, i pochi casi sono isolati, non legati epidemiologicamente. Non ci sono cluster, insomma”.

Che tipo di esame si fa per accertare che si tratti di difterite?

“Bisogna isolare il batterio, lasciarlo in coltura qualche giorno e verificare che abbia prodotto la tossina.La rarità della malattia rende la diagnosi spesso tardiva, ed è quel che è successo alla piccolina. Chi va a pensare a una difterite? Per guarire l’anticorpo e gli antibiotici andrebbero somministrati il prima possibile. L’inizio della terapia dovrebbe partire già con il sospetto, senza attendere la conferma”.

Se la popolazione risulta non protetta, ad eccezione di chi fa puntuali richiami del vaccino, quali sono le condizioni che favoriscono l’insorgere dell’infezione?

“Sostengo (sulla base della documentazione) che il vaccino stesso non dia garanzia di protezione, neanche nell’infanzia quando tutti o quasi sono vaccinati da poco. La malattia era diffusa in Russia quando la piaga dell’alcolismo era molto rilevante, è presente dove le condizioni sociali ed economiche sono precarie (malnutrizione, scarsa igiene). In Europa da decenni si verificano sporadici e rarissimi casi”.

Le famiglie reticenti a inoculare tanti vaccini – poiché temono l’insorgere dell’autismo – non sarebbero facilitate nelle scelte se vi fossero a disposizione vaccini singoli?

“Dell’autismo e dei disturbi del neurosviluppo poco si parla, eppure è quello il vero pericolo, la vera epidemia, con incidenza progressivamente crescente (1: 37 bambini). Sarebbero da preferire i vaccini singoli rispetto a trivalenti ed esavalenti perché riducono il carico degli eventi avversi”.

PS. Infine una mia considerazione, se fossi parte della famiglia di Anna Rosa mi rivolgerei a un avvocato per appurare:

  1. Se c ‘è stata violazione di privacy da parte delle istituzioni sanitarie nello svelare la scelta ponderata della famiglia di non vaccinare (i contenuti del fascicolo sanitario dovrebbero essere noti solo ai sanitari e non divulgati alla stampa).
  2. Se c’è stata offesa pubblica/diffamazione/incitamento all’odio nell’aver bollato la famiglia come no vax con i toni spregiativi che abbiamo, ainoi, sentito in pandemia dalle virostar (“siete sorci infetti”) verso chi ha rifiutato il vaccino.
  3. Se l’ospedale di Palermo aveva a disposizione l’anticorpo adatto a trattare la difterite nelle prime ore (sarebbe interessante verificare perché in molte regioni non si trova al pari del vaccino singolo contro il tetano che va ordinato in Svizzera).

La famiglia di Anna Rosa potrebbe ottenere risarcimenti per i propri diritti violati. E anche se nulla ripaga la vita di un figlio, il denaro potrebbe essere d’aiuto per le spese mediche del cuginetto autistico. Si sa che lo Stato obbliga alle vaccinazioni (con il pretesto che i figli non sono dei genitori) ma se poi le stesse causano invalidità, non riconosce alcun risarcimento.

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