In questa puntata di «Wall & Street Live» il direttore di CFMT, Nicola Spagnuolo, illustra i risultati dell’indagine condotta da AstraRicerche sulle qualità maggiormente richieste ai manager dopo la crisi pandemica. L’immagine del dirigente moderno che emerge è quella di un novello Jean Todt, capace di valorizzare gli elementi del team. Fondamentale la formazione.

«Il nuovo paradigma impone che le aziende acquisiscano una nuova forma dal punto di vista dei modelli organizzativi perché l’appiattimento delle strutture gerarchiche è un dato certo», spiega spagnuolo aggiungendo che «ci sarà un allargamento delle strutture in più ambiti e questo comporterà una responsabilizzazione dei collaboratori e meccanismi di interazione estremamente diversi rispetto al passato». Mentre prima si ragionava di modelli stabili, oggi affronteremo un periodo in cui l’adattamento dell’azienda dovrà essere di tipo individuale. «I manager dovranno sempre più contribuire allo sviluppo delle conoscenze dei collaboratori. I manager diventano dei coach come Jean Todt e non solo dirigenti che impongono decisioni. Dunque le istanze dovranno essere condivise e le decisioni si assumeranno dopo un confronto aperto», osserva rimarcando che «non c’è più una struttura piramidale, ma un campo di calcio nel quale tutti difendono e tutti attaccano contemporaneamente».

L’indagine realizzata a gennaio 2021 per CFMT e Manageritalia da AstraRicerche ha coinvolto 1.111 manager. Le risposte degli intervistati permettono di fare un raffronto con l’indagine già effettuata lo scorso aprile sempre sui dirigenti italiani.

Di fronte al cambiamento repentino imposto dall’emergenza sanitaria, mutano anche le priorità per il management: rispetto a quelle indicate ad aprile 2020, il 37.9%  dei manager indica lo sviluppo delle competenze e il talent management. Il dato è indicativo del balzo in avanti poiché è più del doppio del 17.0% registrato nello stesso mese del 2020. Le competenze richieste si configurano come un mix di flessibilità e resilienza, ovvero capacità di adattarsi al contesto (64.9%), risolvere problemi imprevisti (59.4%), organizzare e riorganizzare (52.3%), resistere alla pressione esterna (50.9%). Un’altra componente importante di questo mix è la visione strategica (54.3%) e di pensiero ‘out of the box’ (48.9%) ed infine, ma non meno importante, l’approccio al team, che significa saper gestire le persone a distanza (63.5%), motivare (49.6%), favorire il team working (47.9%), comunicare anche all’interno dell’azienda (44.3%), mettere tutti in condizioni di dare il meglio (43.7%). Un ventaglio ampio di competenze, declinate in questo tempo di emergenza, ma che torneranno utili anche dopo la fine della pandemia.

Legato a doppio filo è il tema della formazione, azione propedeutica per ogni vero ed efficace cambiamento.  Ben il  43.3%  dei manager intervistati indica  che  serviranno  maggiori investimenti  in  formazione,  mentre  il  30.7%  indica  la consulenza  strategica  come  area  di  investimento  incrementale. Rispetto ad aprile 2020, tre voci sono caratterizzate da una intensa crescita: la formazione (+12%), la  comunicazione  tramite  eventi  (+8%)  e  quella  interna (+8%).

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