Il 20 Ottobre 1968, Richard Fosbury vinse la medaglia d’oro di salto in alto alle olimpiadi di Città del Messico scavalcando l’asticella di schiena, anzichè a forbice come tutti. Fosbury aveva ideato quella tecnica rivoluzionaria per risolvere il frustrante inconveniente di essere il più scarso della squadra. Dopo pochi anni il “Fosbury flop” diventò l’unico sistema, mentre all’inizio molti temevano che tutta una generazione di atleti avrebbe rischiato l’osso del collo saltando in quel modo.

Il 6 Marzo, data di nascita di Richard Fosbury, sono venuti al mondo un certo numero di bastian contrari, persone che adottano atteggiamenti opposti alla norma, proprio perchè pensano in modo diverso. Cyrano de Bergerac, Ennio Flaiano, Stanislav Lec per citarne alcuni.

“Pensare al contrario” potrebbe essere un buon modo di affrontare la dittatura del politicamente corretto, il sistema di controllo artificiale del linguaggio per modificare la realtà. I più penalizzati sono i cabarettisti, obbligati a barcamenarsi tra un numero sempre maggiore di tabù e totem linguistici durante i loro sketch.

In America da tempo la parola “black” per le persone di colore è sotto scrutinio. Prima che un’inquisizione analoga attraversi l’oceano, bisognerebbe adottare in anticipo la loro stessa terminologia, seppure a sproposito. Chiamare “afroamericani” italiani di colore, etiopi, nigeriani e ugandesi non è mancanza di rispetto, ma è il tentativo di dare un nome al senso di colpa con cui in America viene trattata e poi esportata la materia.

Prima che in tutto il mondo occidentale diventi inopportuno catalogarci come bianchi o neri, aboliamo direttamente la parola controversa dal nostro vocabolario.

Così sulle parole crociate della Settimana Enigmistica:

Cinque orizzontale: vitigno siciliano. Afroamericano d’Avola.
Dieci verticale: gioco di strategia con 16 pezzi bianchi e 16 afroamericani. Scacchi.
Otto verticale: il quinto imperatore romano. Non Nerone, ma un più corretto Afroamericanone.

Solo costruendo sovrastrutture ancora più ridicole possiamo sperare di smantellare l’assurda gabbia mentale del politicamente corretto, e restituire dignità al linguaggio oltre che alle persone.

 

L’immagine su questo blog è di Deborah Joy Bormann @deborahjoybormann.

Deborah nasce a Trieste, città di confine, da padre statunitense e madre spagnola. Vive a Bologna, Pisa, Amsterdam, Madrid, San Francisco. Una serie di coincidenze e passioni la porta a Torino, oramai città d’adozione.
Spirito indipendente, visionario e… disperatamente ottimista.
Madre, compagna, insegnante, arteterapeuta e artista.
Da sempre adora leggere, scrivere, pensare e creare.

Le idee espresse da Andrea nei suoi articoli non rappresentano necessariamente le opinioni e le convinzioni di Deborah.
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