Nel trentennio d’oro del capitalismo regolato dagli accordi di Bretton Woods, le economie occidentali, guidate da una forte regia statale, puntavano alla piena occupazione e al contenimento delle disuguaglianze. Domanda eretica: quelle economie somigliavano più al capitalismo occidentale di oggi o alla Cina di Xi Jinping?

In quegli anni, tra l’America egemone e l’Europa c’era un’alchimia magica: quello che andava bene alla prima, andava (quasi sempre) bene anche alla seconda. Per descrivere quella sovranità limitata abbinata a crescita redistributiva, mi viene in mente Falso VERO.

Nel regime Falso VERO eravamo già colonie di un impero americano mai dichiarato, ma anche nei periodi più turbolenti avevamo fiducia nel futuro, forse l’ingrediente principale della felicità. Nonostante la cortina di ferro, la nostra libertà di pensiero spesso travalicava i vincoli fisici imposti dalla guerra fredda. Ora non è più così.

La discontinuità arrivò quando la finanza divenne più sovrana degli Stati nazionali. Dalla fine del gold standard (15 Agosto 1971), Wall Street cominciò a prevalere progressivamente su Main Street, facendo esplodere le disuguaglianze.

Nell’Europa di Maastricht i cittadini eleggono il Parlamento, ma Commissione e Consiglio europeo restano lontani dallo scrutinio diretto degli elettori, alimentando il sospetto di un’influenza crescente dei poteri finanziari. Così, come una rana nell’acqua tiepida, la democrazia europea è scivolata dal Falso VERO al Vero FALSO.

La rivoluzione neoliberista degli anni Ottanta ci ha consegnato la trickle-down economics: una ritenzione idrica permanente ai piani alti e un liquame vitale che percola sui sottostanti “boschi di braccia tese”. Nel regime Vero FALSO sono ancora in corso analisi per determinarne la composizione chimica.

Tag: , ,