Nel panorama della saggistica culturale, il tema dell’antica saggezza runica raramente ha trovato un’interpretazione completa ed efficace come nel saggio Le rune divine e i miti del Nord, dell’antropologo e archeologo Mario Polia. Pubblicato da Cinabro Edizioni nell’ultima stagione editoriale, questo volume di 220 pagine si inserisce con forza nel dibattito sulle radici spirituali dell’Europa, offrendo al lettore un viaggio che trascende il tempo e le categorie convenzionali dell’analisi storica.

Il retroterra della pubblicazione è un’evidenza semplice ma potentissima: il fascino delle rune divine non si è affievolito nei secoli. Lungi, però, dall’essere un mero trattato esoterico, il libero non si rivolge ai contemporanei appassionati di occultismo “pop”, da rivista astrologica, come purtroppo molti altri pubblicati sul medesimo tema, ma a chi desidera comprendere realmente le matrici religiose e culturali profonde dei popoli germanici e, attraverso esse, cogliere qualcosa dell’identità collettiva europea. Polia non è nuovo a esplorazioni di questo tipo: la sua carriera accademica e il lavoro sul campo – testimoniate dal riconoscimento con il Premio Paolo Toschi nel 1999 – lo pongono tra quegli studiosi capaci di guardare ai simboli con occhio critico ma anche con rispetto per la loro forza vivificante.

Quello che emerge è un dialogo aperto con le figure archetipiche del Nord Europa – dèi, saghe, simboli – ma soprattutto con ciò che essi hanno rappresentato per le comunità che li hanno vivificati per secoli. Non si tratta di recuperare un mondo perduto in chiave nostalgica, bensì di leggere i segni lasciati nei miti e nelle rune come chiavi d’accesso alla comprensione di un ethos spirituale, un ethos che ha profondamente influenzato non solo le culture germaniche antiche ma, in forma più sottile, anche molte delle narrative europee moderne.

In un tempo in cui il panorama editoriale tende a offrire prodotti che semplificano il complesso, Polia suggerisce un’altra via: decifrare il simbolico per ritrovare il senso profondo dell’essere e del divenire. Le rune non sono dunque soltanto segni, ma portali verso un sapere che intreccia linguaggio, sacro e destino. La lettura di questo libro, pertanto, è raccomandata non solo a chi si interessa in via peculiare di mitologia e religione comparata, ma a chiunque voglia comprendere cosa sia rimasto, nei secoli, del bisogno umano di narrare il mondo attraverso figure e cosmologie profonde. In un’epoca che lascia poco spazio alla contemplazione, Le rune divine e i miti del Nord invita all’ascolto: un ascolto lento, meditato, che trasforma la lettura in un’esperienza di scoperta.

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