Non basta vincere le elezioni per risolvere la crisi politica che sta affossando l’Italia. Smaltita l’euforia, chi governa dovrà portare risultati. E vista l’attuale situazione anche in ambito internazionale non riesco proprio a essere ottimista. Vedo nubi all’orizzonte e una nazione eccessivamente divisa. Qualcosa però la pretendo anche io. E faccio un appello accorato alle menti brillanti, celebri o meno, che periodicamente annunciano di volere andare via dell’Italia in caso di vittorie politiche non gradite. Siate coerenti per una volta nella vita. Andatevene via sul serio. In aereo. A piedi. Lungo i sentieri di montagna. Con il treno. In automobile. Con il monopattino. In bicicletta. Con il pullman elettrico. In paesi più civili del nostro, sarete maggiormente apprezzati.

Quest’analisi post-elettorale parte da un post che ho letto su Facebook e che descrive bene il sentimento di una parte del Paese dopo la meritata vittoria di Giorgia Meloni e del centrodestra alle elezioni politiche. Una parte del Paese che ha puntato tutto sull’«emergenza democratica», sul «rischio di una deriva fascista» e su tutte le altre contumelie vomitate contro chi si oppone all’egemonia politico-culturale della sinistra, come da ventott’anni accade a Silvio Berlusconi. Ecco, questo è il primo ostacolo che Meloni dovrà fronteggiare ancor prima di insediarsi a Palazzo Chigi: un’ostilità preconcetta dell’establishment che potrebbe rendere molto perigliosa la navigazione del suo esecutivo.

Basti guardare a questi commento a caldo di personaggi del circo Barnum politico-mediatico-artistico come Francesca Michielin:

 

o come Roberto Saviano (che si è dimenticato di aver dichiarato che avrebbe lasciato il Paese se avesse vinto Meloni)

 

o come il giornalista Alan Friedman

 

Insomma, non sarà facile e non solo dal punto di vista economico (che è il core business di questo blog) perché una parte del Paese, quella che ha perso, remerà contro e non ha nessuna intenzione di collaborare pur non condividendo le tesi dei vincitori. D’altronde, in questi 77 anni di Repubblica Italiana la sinistra ha creato solo disordini: la presa della Prefettura di Milano, le proteste dei braccianti a Melissa (sommosse entrambe sedate dal valido ministro dell’Interno Mario Scelba), i disordini di Genova contro il Congresso del Msi e il governo Tambroni, l’occupazione della Facoltà di Architettura di Roma a Valle Giulia, la stagione di sangue del terrorismo, gli scioperi alla Fiat, le manifestazioni della Cgil contro la riforma delle pensioni e contro la riforma dell’articolo 18 dei governi Berlusconi, i girotondi, le devastazioni dei black bloc al G8 di Genova, la guerriglia civile a bassa intensità (ma a colpi di magistratura) contro il berlusconismo. Una situazione che Iuri Maria Prado ha descritto bene su Libero.

Ecco, questo nuovo governo si trova dinanzi a una grande sfida e, per ora, la prudenza pare sia diventata una parola d’ordine. Il centrodestra, storicamente, si deve confrontare con una difficoltà enorme quando vince: rovesciare un assetto – costituzionalmente garantito – nel quale i mezzi di sussistenza vengono forniti gratis proprio per evitare le rivolte di cui sopra. Come ha spiegato bene su Facebook l’avvocato Rocco Todero.

SULLE IGNOBILI FRASI DI GIUSEPPE CONTE

Come sapete tutti oramai Giuseppe Conte a Palermo ha sfidato provocatoriamente…

Pubblicato da Rocco Todero su Sabato 17 settembre 2022

Molto bella la chiusa:

il percettore del reddito di cittadinanza ha fame, voi dovete sfamarlo, la costruzione giuridica socialista/democratica dice che siete venuti al mondo per farvi carico di tutti quelli che stanno peggio di voi e che non potete rifiutarvi, pena la rivoluzione civile e la ghigliottina.
Cosa volete? Va così da circa 230 anni e Conte lo sa.

In fondo, a rifletterci bene, i governi tecnici di Mario Monti e di Mario Draghi – al di là di meriti e demeriti individuali (non si può parlare di difetto di legittimazione perché entrambi hanno avuto la fiducia di un Parlamento sovrano e quando questa è stata ritirata sono caduti) – sono stati entrambi generati da uno stallo politico e da una crisi economica e sociale. Entrambi poi hanno cercato di salvaguardare (esodati della riforma Fornero inclusi) gli svantaggiati «punendo» tutti gli altri ma accontentando sempre Bruxelles.

Bene quindi ha fatto il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida (a destra nella foto assieme a Luca Ciriani, a sinistra, e a Giovanni Donzelli, al centro) in conferenza stampa ad evitare i voli pindarici. «Bisogna battersi in maniera decisa per arrivare al tetto al prezzo del gas. Poi il disaccoppiamento delle fonti energetiche potrebbe portare ad un intervento per abbattere le bollette subito. Qualora in ultima istanza dovessimo ulteriormente indebitarci perché siamo in emergenza valuteremo lo scostamento, ma è l’ultima istanza. Non è che stampiamo i soldi alla zecca», ha dichiarato aggiungendo che occorrerà «tornare sul reddito fi cittadinanza» perché non si può dare «sostegno non a chi se ne approfitta». Il lavoro sulla legge di Bilancio si annuncia particolarmente complesso perché non ci sarà molto tempo (il nuovo governo – se tutto va bene – sarà in carica agli inizi di novembre; ndr) ed è ipotizzabile che la stesura della cornice sia affidata all’attuale esecutivo per aggiungervi successivamente qualche dettaglio. Confermata l’intenzione di procedere a modifiche mirate del Pnrr. «I soldi non ci vengono regalati, per Fdi vanno spesi bene, secondo una strategia. L’obiettivo è spendere bene in una strategia di rilancio della nazione», ha rimarcato Lollobrigida. Idem per la Costituzione. «È bella ma ha 70 anni di età», ha rilevato aprendo a un percorso condiviso di riforma.

Prudenza sì ma serviranno risultati. Riprendendo l’incipit, sarebbe opportuno che il sistema-Paese nella sua interezza affrontasse questa nuova fase con uno spirito diverso, più collaborativo. Altrimenti si ripeterà quell’anaciclosi dei governi che ha caratterizzato le ultime legislature. Poiché si evince già che questo orientamento non è universalmente condiviso, sarebbe opportuno che i dissenzienti, anziché impegnarsi nell’organizzazione del caos come in passato, intraprendessero per se stessi una nuova navigazione. E a loro non potremmo che augurare buon viaggio!

Gian Maria De Francesco

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