Prezzolini e Amendola, la “concordia dei discordi”

La Voce si distinse dalle precedenti esperienze editoriali de Il Regno e del Leonardo per una vocazione militante sul piano sociale, testimoniata ad esempio da inchieste su famiglia, divorzio ed educazione sessuale. La pluralità degli interessi rese tuttavia difficile una linea editoriale unitaria. Quando le divergenze interne ne misero a rischio la continuità, Amendola si batté perché la rivista proseguisse, pur incarnando egli stesso le tensioni e la complessità che la attraversavano. A distanza di anni, Prezzolini avrebbe ricordato con ironia questa vicenda: «Il disaccordo con Amendola era una nota di quella concordia generale di discordi che si chiamò La Voce, della quale riuscii per qualche anno a fare una certa disarmonica sinfonia».
Il legame tra i due si consolidò nelle comuni esperienze culturali. Amendola aveva collaborato al Leonardo e poi fondato con Papini L’Anima nel 1911. Ma li univa anche una tensione etica, più rigorosa in Amendola, sintetizzata nell’aspirazione a quella «guerra più aspra e più dolorosa che si svolge nel fondo delle coscienze» e nella concezione dell’intellettuale come protagonista della vita pubblica.
Il volume che Prezzolini dedicò all’amico, pubblicato nel 1925 da Formiggini e ora riedito dalle edizioni Straborghese (Giovanni Amendola, p.80), ne ricostruisce i contorni senza celarne i chiaroscuri. L’anno precedente era infatti uscito il profilo di Mussolini, commissionato dallo stesso Formiggini, che Prezzolini aveva accettato di scrivere a condizione di poterne dedicare subito dopo uno ad Amendola, commentando sarcasticamente: «Il bello sarà che tutti e due se ne avranno a male».
Prezzolini riconosceva in Amendola affinità con i nazionalisti, nel desiderio di riscatto da un provincialismo sciatto, e con Mussolini, nell’insofferenza verso una politica giudicata debole e priva di ambizione, ma ne rimarcava però le divergenze di metodo, linguaggio e finalità. Nella sua lettura, fu proprio il fascismo a spingere l’amico, che considerava «uno dei rari scrittori politici conservatori d’Italia», verso posizioni di sinistra.
L’idea di rinnovamento e rigenerazione morale di Amendola trovò sintesi nella celebre espressione: «L’Italia com’è oggi non ci piace», il motto dei vociani di un secolo fa che ancora oggi ritorna, con amara puntualità, ogni volta che riemerge l’insoddisfazione per il Paese e la percezione di un cambiamento mai compiuto.
