Nelle ultime pagine dei fumetti Diabolik venduti negli anni Settanta compariva la pubblicità di occhiali “speciali”. La réclame prometteva che, indossandoli, si sarebbero potute vedere le donne nude anche quando erano vestite. Quella fantasia da guardoni valeva già il prezzo del giornaletto.

Il gusto tutt’altro che illusorio della geopolitica sta proprio qui: permette di vedere la realtà in filigrana. Scrisse Lucio Caracciolo che «per studiare un caso geopolitico tocca partire dall’attualità, senza farsi sopraffare dalla cronaca». Per capire davvero le dinamiche profonde tra Stati, economie e poteri bisogna partire dai fatti presenti, ma senza restare prigionieri delle bombe, delle dichiarazioni, della crisi del giorno.

Di solito mi piace appoggiarmi alla geopolitica. Oggi, invece, voglio restare immerso nella cronaca. Il giorno di Pasqua, l’uomo alla Casa Bianca ha scritto un messaggio delirante:

Martedì in Iran sarà la Giornata delle Centrali Elettriche e la Giornata dei Ponti (…) Aprite il fottuto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno! (…) Sia lode ad Allah.

Bombardare i ponti significa interrompere trasporti, soccorsi, approvvigionamenti. Bombardare le centrali elettriche significa colpire luce, acqua pompata, ospedali, comunicazioni, desalinizzazione. Qui non serve esegesi geopolitica. Basta la cronaca: il bersaglio reale sono i civili.

A questo si aggiungono le parole farneticanti di Mark Levin, uno dei riferimenti ideologici che il presidente americano (padre & cristiano) ha più volte invitato ad ascoltare. Nella puntata di Venerdì Santo, Levin si è spinto fino a giustificare l’uso delle armi nucleari contro l’Iran.

Il giornale di ieri serve per incartare il pesce di domani: era un detto di quando i giornali erano di carta e vendevano milioni di copie. Spero che, alla scadenza dell’ultimatum, sia vero anche per questo blog virtuale.

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