Cosa cambia in EuropIndia, Emmanuel Macron in visita a Varanasia dopo il voto del 26 maggio? Se gli equilibri a livello di politica nazionale hanno subito certamente grossi scossoni in diversi Paesi membri dell’Unione, in realtà, a dispetto di quanto si riteneva, l’assetto politico in seno all’europarlamento subirà pochi cambiamenti. Anzi, se li avrà, saranno probabilmente di senso contrario a quelli auspicati dalle forze sovraniste. I seggi persi da popolari e socialdemocratici, i componenti della sostanziale grande coalizione del quinquennio precedente, sono stati in parte riguadagnati dai liberali dell’ALDE, il gruppo liberale, liberista, turbo-europeista e centrista, fatto che permetterà alle forze sostenitrici dell’attuale impalcatura dell’UE, con un’alleanza tra questi tre gruppi, di godere di una maggioranza di 437 europarlamentari (il minimo è di 376). A questi potrebbero aggiungersi anche i 69 deputati dei verdi, che hanno ottenuto un risultato a sorpresa.

Questo significa che, nonostante gli sforzi annunciati da Salvini e Le Pen per costituire un grande gruppo sovranista, neppure unendosi tra loro i diversi gruppi anti-sistema e conservatori potrebbero impensierire realmente gli avversari anche se l’Italia ritiene di potersi aggiudicare almeno un commissario europeo (alcuni hanno fatto il nome di Guido Crosetto, di Fratelli d’Italia).

L’unica novità è che il ruolo di presidente della Commissione, cioè della massima autorità dell’Unione Europea, potrebbe non essere deciso con il metodo dello spitzenkandidat (cioè del candidato precedentemente indicato come leader del gruppo maggioritario), che vedrebbe la poltrona automaticamente assegnata al popolare tedesco Manfred Weber, come auspicato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Liberali e verdi si sono però opposti, nelle primissime trattative post-voto, a questo criterio. Un’opposizione spinta anche e soprattutto dal presidente francese Emmanuel Macron (il cui partito fa parte proprio del gruppo liberale), che punta probabilmente e così a ridurre l’influenza tedesca.

A sostenere la posizione dei liberali anche il Consiglio Europeo che, in una riunione informale tenutasi martedì sera, ha chiarito di non ritenere un automatismo la nomina degli spitzenkandidaten. E proprio al presidente uscente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, Macron e gli altri capi di Stato avrebbero affidato, ha detto il presidente francese, il compito di “lavorare nelle prossime settimane al fine di trovare dei nomi sulla base delle consultazioni”.

I LIBERALI PUNTANO IN ALTO CON LA VESTAGER

Insomma è chiaro che i liberali puntino, entrando formalmente a far parte dell’alleanza, al bottino grosso. Lo ha dichiarato anche la danese Margrethe Vestager, ossia la loro candidata di punta. “Il monopolio del potere si è rotto – ha affermato già domenica sera – Non c’è più la maggioranza dei due partiti (il riferimento è ovviamente a popolari e democratici) c’è un nuovo Parlamento. La vittoria di un nuovo gruppo liberale, la vittoria della Republique en Marche e del partito rumeno USR-Plus. È straordinario”.

Così, mentre all’interno di alcuni stati europei, ltalia e Francia in testa, il vento sovranista soffia forte, dalle parti di Bruxelles, a meno di sorprese dell’ultim’ora e con l’innesto ufficiale del gruppo ALDE (gruppo che annovera tra le sue fila anche il movimento +Europa di Emma Bonino, che pure non è riuscito a eleggere deputati) in maggioranza, si andrà ancora di più verso il centrismo, la tecnocrazia, il liberismo acritico, la russofobia.

Nulla di nuovo sotto il sole. Purtroppo.

Tag: , , , ,