La moderna religione del cambiamento è una fregatura. Ordine e serenità derivano sempre dalla stabilità
Esiste una parola che, più di ogni altra, gode oggi di un prestigio quasi sacrale: cambiamento. Cambiare lavoro, città, abitudini, relazioni, identità. Cambiare per crescere, cambiare per migliorarsi, cambiare perché restare sarebbe già una colpa. Il mutamento non è più una possibilità: è diventato un comandamento. E chi difende la continuità viene subito sospettato di paura, pigrizia o nostalgia. Eppure, nessuna civiltà è sopravvissuta grazie al movimento perpetuo. Le tradizioni hanno costruito ordine fissando limiti, ruoli, riti, appartenenze. Hanno insegnato che non tutto deve essere reinventato e che la libertà, senza una forma, finisce nello smarrimento generalizzato. La casa, la […]
