Una nuova meta ideale per i nuovi esploratori

 

PROVATO PER VOI 

 

Kazakhstan da scoprire

 

Sulla via della seta tra popoli nomadi e una rinascita post sovietica

 

Di Camilla Rocca

 

Per un “ti amo” il popolo kazako dice “sei la mia anima”. E si riferisce indifferentemente al proprio figlio, alla moglie, alla nonna. Perché questi signori della steppa hanno una spiritualità endemica, che è rimasta nella grande accoglienza, nonostante anni di ateismo sovietico. Un esempio dell’anima kazaka sono i kurt, il piatto più rappresentativo di questo popolo: agglomerati di formaggio di cavalla fermentato che una volta i nomadi masticavano per fuggire ai morsi della fame, prima di trovare un rifugio sicuro. E che poi ai tempi dei pogrom sono diventati un simbolo di libertà e di solidarietà: perché, scambiati per sassi, venivano lanciati ai prigionieri dei sovietici, sotto gli sguardi compiaciuti degli aguzzini comunisti. Ma questo era il modo per aiutarli di nascosto, proprio sotto gli occhi delle guardie. E senza rischiare di essere puniti. Un modo di dire “mi piaci” è “мен сені жақсы көремін”, che significa ti vedo nel profondo, pienamente. Perché questi popoli nomadi sono abituati a viaggiare con il vento, sui loro cavalli veloci, ma quando ti guardano sembrano proprio trapassarti, e in un qual senso capire ogni cosa di te. Compassione, nel senso latino del termine. Che chissà, magari questa parola romana è stata tramandata qui dall’est, lungo la via della seta, insieme a spezie e ori. Insieme alla comprensione della fatica, della paura, del coraggio di un viaggio che durava anni, spesso senza punti di riferimento, senza certezze, in un’avventura che era meno epica di quello che pensiamo.

 

 

La storia del Kazakhstan

In questo paese sconfinato, tra i più grandi del mondo e senza sbocchi sul mare, kazaki dagli occhi ghiaccio raccontano di steppe e di catene rocciose che sono il lato B dell’Himalaya. E sembra di essere davvero in un luogo senza tempo. Sterminate steppe dove l’occhio si perde, maestosi silenzi che dominano i sensi, alte montagne sullo sfondo che chiudono l’orizzonte e cieli azzurro cobalto. Questo è il Kazakistan. Un Paese poco conosciuto, disperso ma centralissimo. Anche per il nuovo volo Neos, compagnia aerea di Alpitour World diretto, che traccia il primo collegamento da Milano Malpensa ad Almaty, nel sud del Paese. Operato da un Boeing 787-9 Dreamliner da 355 posti con due frequenze settimanali (il venerdì e la domenica dallo scalo milanese e il sabato e il lunedì dall’aeroporto kazako, con una percorrenza di 7 ore), si è rivelato, infatti, una grande opportunità di interscambio business e leisure tra i due Paesi.

 

Qui passavano le carovane lungo la via della seta, per più di 2.000 anni i deserti e le steppe fra il Mar Caspio e la Cina sono stati attraversati da popoli nomadi e da mercanti in viaggio, passando per l’Asia centrale e il Medio Oriente, collegando Cina con l’Europa. Nel XII secolo si abbatté l’invasione mongola di Gengis Khan che distrusse i regni formatisi in precedenza dando però stabilità alla zona (la cosiddetta pax mongola) e favorendo il fiorire delle città commerciali. Passato successivamente sotto il controllo della Russia, il Kazakhstan fu inglobato come Repubblica Socialista nell’URSS nel XX secolo, da cui si rese indipendente nel 1991.

 

 

Cosa vedere ad Almaty e Astana le due città più importanti

Perso nell’immensità della steppa, il Paese è anche terra di fiorenti città, come la vecchia capitale Almaty o Alma Ata che è sede della Moschea Centrale, costruita sul sito dell’antica Moschea Tartara: la struttura è decorata con piastrelle e marmi con i tipici colori kazaki. Agli angoli della moschea si trovano le caratteristiche torri con cupole ricoperte da foglie d’oro. Merita la visita la cattedrale di Zebkov, una delle cattedrali di legno più alte del mondo e riccamente decorata secondo lo stile ortodosso. Il nome della città deriva dal russo Verni, che significa “fedele”, forse a causa della punteggiata architettura brutalista che si trova ogni dove. Proprio nel cuore di Almaty si trova l’istituto italiano di Cultura di Almaty, e poco sotto i negozi Neos e del tour operator locale, Tomiris, in partnership con Francorosso, che evidenzia il forte legame con il Paese. Dopo il giro della città si parte per Medeu, sede della pista di pattinaggio dove sono stati stabiliti centinaia di record mondiali e per i più intrepidi si consiglia la salita a piedi (oltre 800 gradini) o in funivia per raggiungere la stazione sciistica di Shymbulak, per ammirare lo scenario naturale.

La nuova capitale è Astana, la “Dubai delle steppe”, città moderna con i suoi edifici progettati da archistar di fama internazionale, come il palazzo Ak Orda (in kazako, “la legione bianca”), luogo di lavoro ufficiale del Presidente, edificio di cinque piani costruito nel 2004 in cemento monolitico; oppure il Palazzo della Pace e della Riconciliazione (detto anche “Piramide della Pace”) che contiene luoghi di culto per diverse religioni: ebraismo, islam, cristianesimo, buddismo, induismo, taoismo e altre fedi.

 

 

Symkent e il Turkistan

Terza città per popolazione è Symkent, nella regione del Turkistan, fondata nel XII secolo come caravanserraglio per proteggere la vicina città commerciale della Via della Seta, Sayram, è stata crocevia di merci e di popoli. E distrutta più volte da Gengis Khan e dai vicini Khanati meridionali. Città natale di Ahmed Yasawi poeta e mistico, uno dei primi a esercitare una grande influenza nel mondo turcofono, primo poeta a comporre le sue opere in un dialetto turco. Merita una visita veloce le rovine di Otrar, che oggi è una città fantasma: si tramanda che la città resistette mesi alla furia di Gengis Khan ma venne poi rasa al suolo. Successivamente la città venne ricostruita da Tamerlano che morì proprio qui, nel 1405, nel trecentesco Palazzo di Berdibek, centro operativo della città.

 

Non perdete la visita del mausoleo Khoja Ahmed Yassawi, commissionato nel 1389 da Tamerlano e famoso per la sua doppia cupola decorata con tegole colorate, si tratta del primo sito kazako inserito nel Patrimonio dell’umanità UNESCO. Secondo la leggenda il grande conquistatore vedendo vanificati tutti i progetti di costruzione del mausoleo per Yasawi, fu avvertito in sogno che per veder coronati i propri sforzi avrebbe dovuto prima edificare un monumento nel luogo dove morì il mistico Aristan Baba. Il monumento presenta un grande arco centrale e un’ampia facciata frontale con minareti alle estremità e due grandi cupole a sinistra dell’arco principale. Il Mausoleo Aisha Bibi (XI o XII secolo) è stato eretto per una donna nobile e situato nel villaggio di Aisha Bibi, sulla via della seta, secondo la leggenda per volere del sovrano per la sua bella fidanzata Aisha-Bibi, figlia del poeta sufi Khakim-Ata. E anche questo luogo di peregrinaggio è particolare: è difficile che si veneri una “santa” nel mondo islamico.

 

 

 

 

 

 

I paesaggi del Charyn Canyon

 

Rocce scolpite in forme bizzarre, a circa 3 ore di pullman da Almaty, questo parco, situato al confine con Cina e Kirghizistan ha un nome evocativo: Charyn significa precipizio, 154 chilometri di lunghezza con un’altezza fino a 300 metri sopra il livello del mare, numeri che ne fanno il secondo canyon più grande del mondo dopo quello americano. Il parco è stato habitat dei lupi rossi, più forti dei classici lupi, ma che ormai non si vedono da 40 anni, ma oggi sono presenti più di 70 specie animali, dai falchi reali alle aquile e ai gatti selvatici. Il punto più scenografico è la Valle dei Castelli di Airakty Mangystau: gruppo di montagne con discese affilate e dirupi,  risultato dell’innalzamento degli antichi fondali oceanici preistorici e del lavoro successivo di modellamento dell’acqua, del vento e del tempo e del fiume Charyn. Ogni montagna appare come una fortezza imponente, i loro bordi assomigliano a torri, guadagnandosi il soprannome di “Valle dei Castelli”. Il nome fu coniato da Taras Shevchenko, scrittore e poeta ucraino, che si trovò in esilio a Mangystau durante la metà del XIX secolo e creò anche i primi disegni di queste cime. Si dice che verso sera, il vento che sfiora queste montagne, faccia sentire le risate delle streghe.

 

PER MAGGIORI INFORMAZIONI

Www.kazakhstan.travel

www.neosair.it

www.alpitour.it/francorosso

 

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