Ho una figlia che si chiama Petra e un cane che si chiama Rocco, eppure non abbiamo scelto consapevolmente due sinonimi, e neanche lo stesso numero di lettere.

Questa notizia non ha alcuna rilevanza, ma se l’avesse, sarebbe materia per complottisti. E’ il rischio che si assume chiunque decida di allacciare fili a penzoloni: cerca continuità, ma trova cortocircuiti.

Realisti e complottisti sono due categorie di persone dai confini sfumati. In tempi normali il complottista vede connessioni dove talvolta ci sono solo coincidenze. In tempi di guerra, anche il realista è costretto a soppesare le coincidenze.

La spiegazione sta in una famosa scena di Matrix. Durante una ricognizione nel software delle Macchine, il protagonista Neo vede un gatto nero compiere due volte lo stesso movimento. L’anomalia, il déjà-vu, segnala che le Macchine hanno appena modificato il software per intrappolare Neo e i suoi sodali (qui).

È quello che è accaduto il 29 Maggio, quando i media occidentali hanno definito “aggressione” lo schianto in Romania di un drone russo che, secondo la descrizione dello stesso presidente romeno Nicușor Dan, era stato mandato probabilmente fuori traiettoria dalla difesa ucraina.

Déjà-vu. I falsi allarmi non si contano più. Come nelle situazioni precedenti, rimarrà l’eco dell’urlo di protesta contro il VILE attacco russo, mentre l’eventuale vera causa dello sforamento la leggeremo tra le righe di un trafiletto a pagina 756 del quotidiano di riferimento.

E non solo. Il falso allarme sarà poi estratto dal suo contesto e riproposto, rievocando NON la dinamica dei fatti, ma l’emozione di quando fu spacciato per vero.

Fino a ieri era ancora possibile dire che nel 1914 l’Europa entrò in guerra da sonnambula. Allora, però, gli imperi europei comunicavano tra di loro; nel 2026 i sonnambuli non parlano nemmeno più nel sonno.

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