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13Apr 26
Confessore al Pentagono
Il 22 Gennaio scorso, il governo americano ha convocato l’ambasciatore vaticano al Pentagono (qui). Già questo dovrebbe indignare noi europei, che le guerre di religione pensavamo di averle chiuse nel 1648 con la Pace di Westfalia. E invece nulla: encefalogramma piatto.
Per parafrasare Lucio Battisti, la classe dirigente europea sembra un capriolo ipnotizzato dai “fari accesi nella notte per vedere se è poi così difficile morire”. Sono paralizzati e non si tolgono dalla strada, bloccando qualsiasi iniziativa di chi vorrebbe reagire.
Quando un ordine politico perde contatto con la realtà, ogni gesto diventa grottesco.
L’ultima follia è l’inquilino della Casa Bianca che minaccia il blocco con la forza di uno Stretto che si era proposto di aprire con la forza. Trump ricorda il maschio forzuto che, rosso in volto, continua a torcere il coperchio della confettura. La famosa Guerra Santa Rosa. La moglie, apribottiglie in mano, ripete con voce perfida: «Basta scalzare!». «No», risponde l’uomo. «È una questione tra me e lui». Il barattolo.
Viviamo un momento drammatico in cui l’antica classe dirigente è troppo compromessa con l’ordine precedente per immaginare una via d’uscita. E’ lo scenario che Kurt Gödel evocava, applicando metaforicamente il suo teorema dell’incompletezza a società e individui (qui):
«Una società (…) che procede sempre seguendo strette regole di conformità, risulta essere o incoerente o incompleta nel proprio comportamento: dunque, non è in grado di risolvere alcuni problemi, magari anche di vitale importanza. Entrambe le alternative possono mettere a repentaglio la sua sopravvivenza in una situazione difficile».
Non starò qui a evocare il venticinquesimo emendamento per rimuovere presidenti americani incapaci d’intendere e di volere. Ma in nome del teorema di Gödel: toglietevi dalle palle.
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