All’anagrafe abbiamo dichiarato che i padri fondatori della futura Unione Europea erano Altiero Spinelli, Robert Schuman, Konrad Adenauer… ma in realtà abbiamo sempre saputo che il vero papà è lo zio Sam. Sarà per quello che il segretario generale della NATO Mark Rutte chiama Donald Trump “daddy”? Quando lo fa, noi della famiglia allargata occidentale non ridiamo di lui, ma del segreto di Pulcinella.

Certo, è difficile sopportare che ora lo zio Donald ci bullizzi in questo modo. Ricordiamo con nostalgia i tanti decenni di pace americana, quando eravamo nella quiete dell’occhio del ciclone, mentre le guerre per procura devastavano il sud del mondo. Per capire su quali rassicuranti premesse fosse stata costruita quella pace, facciamo un passo indietro.

Il 3 Aprile 1949, vigilia della nascita della NATO, il Presidente Harry Truman convocò nove ministri degli esteri del futuro patto atlantico a una riunione segreta. Per l’Italia c’era Carlo Sforza (qui).

Truman mise subito le mani avanti, dichiarando di rendersi conto che gli europei sarebbero rimasti perplessi per quello che stava per dire. Ribadì che la minaccia sovietica rendeva necessario un costosissimo riarmo. Ammonì che l’Europa non avrebbe avuto alcuna possibilità di difendersi da un’invasione delle cinquecento divisioni sovietiche. Ma poi, a modo suo, ci rassicurò:

«Noi abbiamo la bomba atomica; ma è bene che consideriamo le attuali limitazioni di carattere strategico al suo impiego (…) per non parlare della necessità di doverla eventualmente usare contro i nostri alleati dell’Europa occidentale quando fossero occupati. In ogni caso, anche se un giorno potremmo respingere un attacco sovietico, ciò comporterebbe uno sforzo di incalcolabile grandezza; anche se la futura vittoria fosse sicura, le conseguenze per gli Stati Uniti, ma soprattutto per l’Europa occidentale, potrebbero essere disastrose».

A farci apparire gli americani del dopoguerra “buoni” era il soft power, quel delizioso canto delle sirene che Donald Trump ha ucciso per sempre. Considerando le premesse della lunga pace americana e proiettandole sugli odierni venti di guerra, dobbiamo essergli riconoscenti? Il dibattito è aperto.

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