Solo un augurio per voi fratelli sopravvissuti al disastro dell’Hotel Rigopiano. 

Fratello,
che la neve ti ha partorito a nuova vita,
la radice profonda non gela, né muore.
Torna Zefiro e accarezza la guancia dei piccoli.

“Zefiro torna e di soavi accenti
l’aer fa grato e’il pié discioglie a l’onde
e, mormoranda tra le verdi fronde,
fa danzar al bel suon su’l prato i fiori”

Torna Zefiro, sciogli i nodi,
e raddensa il sangue;
rassicura quiete, sussurra il silenzio.
Riscalda chi va cantando la vita.

“Sorge più vaga in ciel l’aurora, e’l sole,
sparge più luci d’or; più puro argento
fregia di Teti il bel ceruleo manto”

Torna Zefiro, metti a dormire la morte.

“Sol io, per selve abbandonate e sole,
l’ardor di due belli occhi e’l mio tormento,
come vuol mia ventura”.

Torna Zefiro e chiama a te nuova primavera.
Asciuga il tormento,
la neve s’arrende al sole.
Asciuga il pianto dei vivi,
così che non s’accorgano di ricordare,
il buio.

Fratello,
ti auguro della più piccola cosa di far tesoro,
di ignorare il tempo dell’oro;
chi dal buio ti tese una mano,
ricordar la voce di coloro.

Stendi le labbra al precipizio,
allarga le braccia e strilla a Zefiro,
che torna.

Buon viaggio, nella fiducia.

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