Questo articolo è un disperato tentativo di catturare l’attenzione degli appassionati di gattini su TikTok e riportarli nei blog.

Quando vivevo a Sohar, Oman, in un giorno caldissimo di Luglio vidi nel giardino del condominio un gattino morente con la gola squarciata. Un giardiniere indiano mi spiegò cosa era successo.

Per due anni un americano aveva dato da mangiare ai gatti randagi, che finirono per disimparare a procurarsi il cibo in quel clima infernale. Nel frattempo si erano moltiplicati e quando l’americano se ne andò, rimasero senza nulla. Nella colonia scoppiò una lotta per la sopravvivenza e a farne le spese furono i più piccoli.

Chi è stato più stronzo: i gatti adulti e prepotenti o il gattaro a stelle e strisce?

Mentre soppesate il dilemma, permettetemi un salto quantico dall’economia felina a quella delle sanzioni. L’analogia è quella di Paesi bollati “canaglia” dagli egemoni, e privati da un giorno all’altro di beni primari e medicine.

Nell’Agosto 2025 The Lancet (qui) ha stimato i costi in vite umane delle sanzioni. Gli autori distinguono tra sanzioni imposte unilateralmente dagli Stati Uniti o dall’Unione Europea, e quelle adottate attraverso le Nazioni Unite. Queste ultime sono quasi sempre disegnate per attenuare l’impatto sulla popolazione civile. Le prime, invece, sono concepite per colpire le persone, nella speranza di provocare un cambio di regime.

Il risultato è mostruoso. Nel decennio successivo al 2012 l’analisi stima circa mezzo milione di morti all’anno. In dieci anni fanno sei milioni di morti ammazzati dalle sanzioni.

Gli appassionati dei gattini su TikTok potranno ora mettere in prospettiva il dualismo stucchevole tra i regimi sanguinari che opprimono i popoli e gli Yankee misericordiosi che pretendono di liberarli a suon di bombe.

 

PS: confesso che il gattaro era canadese, non americano, ma dopo l’ennesima guerra illegale scatenata in Iran ho scelto, per esigenze retoriche, di cambiargli la cittadinanza.

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