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02Mag 26
A fette
All’inizio del 2025, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth annunciò che gli Stati Uniti avrebbero spostato altrove il proprio baricentro strategico, e che l’Europa si sarebbe dovuta fare carico della guerra in Ucraina.
Sul canale YouTube di Glenn Diesen (qui), l’analista geopolitico Brian Berletic cita un paper “Extending Russia” pubblicato nel 2019 da RAND Corporation, uno dei principali think tank americani, che proponeva varie strategie per sfruttare le vulnerabilità russe a vantaggio degli Stati Uniti (e a svantaggio dell’Europa).
Uno dei suggerimenti riguardava il modo di ostacolare l’export del gas russo a buon mercato nella UE, sostituendolo con l’antieconomico gas liquefatto americano. RAND prefigurava che per rendere sostenibile un tale scenario, sarebbe stato necessario introdurre sovvenzioni. Perchè, aggiungo io, solo una classe dirigente europea demente avrebbe fatto un passo del genere contro i propri interessi.
Come ormai sappiamo, la guerra ha creato le condizioni perché alcune opzioni RAND diventassero realtà, rendendo pure superflue le sovvenzioni.
Nonostante i proclami di Donald Trump che in campagna elettorale aveva promesso di far scoppiare la pace in ventiquattro ore, la tesi di Berletic è che gli Stati Uniti non hanno mai avuto alcuna intenzione di fermare la guerra in Ucraina.
Berletic paragona le ingerenze americane in Europa al taglio di un salame, fetta per fetta, coinvolgendo lentamente gli inconsapevoli europei.
Nell’intervista, viene citata una previsione di Romano Prodi (io ne avevo trovata una molto simile anche sul Financial Times del 4 Marzo 2025):
«A un certo punto il gas russo comincerà di nuovo a fluire verso l’Europa, ma solo dopo che gli americani avranno preso il controllo dell’infrastruttura dei gasdotti, per poterne ricavare la loro quota».
Sembra la tesi di un oscuro blogger che qualche tempo fa paragonò le ingerenze americane in Europa a quelle di un parcheggiatore abusivo (qui).
Così come l’America non ha alcuna intenzione di fermare la guerra in Ucraina, il metodo adottato altrove resta uguale: secondo Berletic gli Stati Uniti non vogliono fermare nemmeno la guerra in Iran. Quest’ultima sta sconvolgendo non solo l’approvvigionamento energetico cinese dal Medio Oriente, ma di tutta l’Asia, compresi gli alleati degli Stati Uniti.
La narrativa prevalente è che sulla guerra in Iran, Trump abbia ceduto alle pressioni israeliane. Berletic vede invece una precisa strategia americana per strangolare energeticamente i Paesi asiatici, obbligando gran parte di loro ad acquistare il gas liquido americano, per poi trasformarli in arieti contro la Cina. In pratica, la stessa strategia adottata in Europa contro la Russia.
Qual è la forza oscura che trasforma il richiamo degli Stati Uniti in canto delle sirene per i suoi alleati? La promessa di essere protetti? Protetti da cosa? La Cina non fa una guerra dal 1979: che interesse avrebbe a invadere i suoi principali partner commerciali?
Berletic ritiene che l’unica soluzione per arginare l’aggressività a stelle strisce sia promuovere il multipolarismo, ma aggiunge che Stati Uniti non accetteranno mai di rinunciare alla loro supremazia.
Nella visione distopica dell’amministrazione Trump, man mano che l’Ucraina viene consumata nella guerra, l’Unione Europea dovrebbe prenderne il posto come nuovo “proxy” contro la Russia. Se fossimo in un film drammatico, saremmo al punto in cui l’Europa è in coma, e il multipolarismo prova a richiamarla alla vita.
L’esito è incerto.
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