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20Mar 26
Il Re è nudo
Nel suo ultimo libro, When Everyone Knows (qui), Steven Pinker descrive il meccanismo psicologico della conoscenza comune, uno stato mentale in cui non solo tutti sanno qualcosa, ma tutti sanno che tutti lo sanno.
La differenza tra conoscenza privata e conoscenza pubblica non è un dettaglio: solo nel secondo caso diventa possibile il coordinamento tra le parti e l’azione. Finché una verità resta confinata nella sfera del non detto, ciascuno continua a comportarsi come se fosse il solo a pensarla.
Mi è tornata in mente questa tesi quando, in una recente intervista (qui), il primo ministro belga Bart De Wever si è augurato che l’Unione Europea trovi un accordo con la Russia per ristabilire forniture energetiche a basso costo. Ha poi aggiunto che in privato molti leader europei gli danno ragione, ma nessuno osa dirlo in pubblico.
Nell’Unione Europea i segreti di Pulcinella si aggirano come fantasmi: tutti li vedono, ma a causa di un livello tossico di ipocrisia nessuno riesce a trasformare il pensiero privato in realtà. Senza questo salto, il silenzio collettivo diventa una gabbia che finora ci ha soffocato lentamente, ma con la guerra in Medio Oriente rischia di travolgerci.
La classe dirigente europea sembra intrappolata nello stesso incantesimo del re vanitoso, convinto di indossare abiti invisibili agli stupidi. Per paura di apparire sciocchi, i sudditi finiscono per credere a quell’illusione collettiva.
Nella fiaba di Hans Christian Andersen ci volle uno scrondo imberbe per dire la verità, «Il Re è nudo». Qui da noi non è ancora chiaro se il bambino sia già stato concepito.
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