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04Mar 26
Lo spezzatino del Medio Oriente
Segnalo un articolo di Daniele Santoro su Limes dell’Ottobre 2025 (qui). L’incipit non è rassicurante: «L’imprevedibile destino del mare fu nostrum verrà deciso dalla guerra che Israele promette alla Turchia». All’epoca, l’autore dava per scontato l’annichilimento dell’Iran dopo la guerra degli Undici Giorni (13–24 Giugno 2025). Forse il necrologio era prematuro, ma il tema era un altro.
Con l’Iran fuori dai giochi, l’unico vero stato sovrano che in Medio Oriente può opporsi al sogno biblico del Grande Israele è la Turchia. Nel giro di dieci anni, scrive Santoro, Ankara diventerà una potenza militare. Per prevenirlo, Israele la provoca ovunque.
Il raid israeliano in Qatar del 9 Settembre 2025 avrebbe sottolineato l’impotenza dei tremila soldati turchi schierati a protezione dell’emirato. Secondo Santoro, anche il rovesciamento del regime di Assad l’8 Dicembre 2024 sarebbe stato orchestrato per fornire alla Turchia una corda abbastanza lunga per impiccarsi da sola: «Fai la sbruffona? Vediamo come difendi il tuo uomo a Damasco».
L’obiettivo di Israele, scrive Santoro, sarebbe lo spezzatino mediorientale: come in Iraq, Libia, Siria e Libano, dividere la regione in entità tribali nemiche tra loro per dominare lo scenario regionale. Secondo Farian Sabahi, la nuova guerra potrebbe puntare a dividere l’Iran in otto o nove stati su base etnica (qui).
Finora, però, chi ha pagato lo spezzatino imposto a Iraq, Libia e Siria è stata l’Europa con l’invasione di profughi. In Turchia restano circa due milioni di siriani bloccati dagli accordi del 2015 tra Bruxelles ed Erdogan.
Conclude Santoro: «La Turchia ha imparato una regola fondamentale della competizione geopolitica: non mostrare mai tutta la propria potenza». A giudicare dall’ultima esibizione di forza in Iran, qualcuno ha deciso che il momento è arrivato.
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