Quattro mesi fa avevo proposto nei commenti di questo blog un’interpretazione forse azzardata: una brutta figura rimediata dalla cancelliera Angela Merkel nell’estate 2015 (qui) influì in maniera decisiva sulla sua decisione, poche settimane più tardi, di aprire le frontiere ai migranti siriani. Non avevo trovato altrove questo collegamento. Ora, Romano Ferrari Zumbini su Limes segue lo stesso filo del Gomitolo.

In un video della rivista (qui), lo storico rievoca la gaffe televisiva del Luglio 2015, quando l’allora capa del governo fece piangere una profuga palestinese, stroncando le sue speranze di restare in Germania. Merkel fu duramente criticata. A fine Agosto di quello stesso anno, durante una crisi migratoria dalla rotta dei Balcani, il capo della polizia era pronto a bloccare l’ingresso dei migranti in Germania, ma la cancelliera si oppose, dicendo che non voleva passare alla storia come la “cattiva tedesca”.

Il 5 Settembre 2015 Merkel aprì le porte ai primi 6500 profughi siriani che nei mesi successivi lievitarono a un milione. L’apertura ai migranti accelerò l’ascesa del partito di estrema destra AfD e il declino politico della cancelliera. Ma l’evento mediatico della bambina in lacrime potrebbe essere stato il battito di ali iniziale dell’effetto farfalla di una decisione unilaterale, istintiva, presa da una cancelliera sola al comando.

Il 6 Settembre scorso, quel lontano battito di ali è sfociato nello tsunami delle elezioni Sassonia-Anhalt, quando AfD ha stravinto con il 44% dei voti.

Qualche tempo fa, Risto Penttilä sul Financial Times scriveva a proposito di tutt’altro: «Il realismo senza idealismo porta al cinismo. L’idealismo senza realismo porta a rompersi il naso».

Sembra la descrizione di Angela Merkel nelle due situazioni catartiche del 2015: eccesso di realismo con la profuga palestinese, eccesso di idealismo per non passare alla storia come una tedesca senza quore.

Spesso sentiamo dire che anche il leader politico più potente incide meno di quello che pensiamo. Ed è pure vero che lo stato profondo, i gruppi d’interesse e lo spirito del tempo pesano tantissimo nelle decisioni prese da qualsiasi governo, anche il più autocratico. Eppure, quando un leader ha attecchito perfettamente nella sua epoca, ha il potere di imprimere svolte improvvise e molto personali, come quella viscerale di Angela Merkel nel 2015.

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