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26Ago 26
I globuli rossi e la zona grigia del corteggiamento
Nel libro “Un colpevole quasi perfetto”, Pascal Bruckner descrive le lame rotanti della cultura woke applicate all’amore e al corteggiamento.
Nell’ultimo decennio del secolo scorso, la liberalizzazione sessuale degli anni Sessanta ha cominciato a sviluppare una sua «complessità giuridica», scrive Bruckner. Tutto cominciò al college Antioch in Ohio: in seguito alle molte cause legali di presunte violenze sessuali, per evitare di perdere i finanziamenti fu inventata una specie di avvocato-virtuale-portatile-sempre-appresso, denominato “affirmative consent”: una fitta trama di domande e risposte articolate prima e durante ogni rapporto sessuale tra studenti fu inizialmente consigliata, e poi diventò la norma.
L’amore da quel momento si è trasformato in una specie di gioco dell’oca: «Posso baciarti?» Sì. Avanza di una casella. «Posso sfilarti la maglietta?». Sì. Avanza di un’altra casella. «Posso appoggiare la mia mano destra sulla tua tetta sinistra?»… .
Carlo sperimentò un clima analogo in una piscina. L’arco temporale è volutamente indefinito negli ultimi dieci anni. Nomi, luoghi e altri riferimenti sono stati alterati o omessi.
Carlo aveva capito che qualcosa non andava dal movimento erratico dei bagnini nelle loro canottiere rosse: assembramenti innaturali nelle sue vicinanze, sguardi gotici, ammiccamenti e allusioni gestuali. La piscina sembrava affetta da policitemia: improvvisamente i globuli rossi erano dappertutto, specialmente dove non se li aspettava.
Aveva intuito che c’era stato il reclamo di una donna molto più giovane di lui (un dettaglio che sembrava bastare a rendere sospetto qualunque contatto), ma era impossibile venirne a capo. Cercò di parlare a un manager dell’impianto, ma trovò un muro di gomma.
Avrebbe potuto mettersi in disparte e volare basso, ma non aveva intenzione di essere scagionato per mancanza di prove. Voleva la formula piena, seppure solo virtuale. Aveva solidi argomenti per difendersi, ma quella procedura non contemplava che in un corteggiamento reciproco il confine tra ragione e torto potesse essere fumoso.
Il corteggiamento prevede necessariamente di entrare nello spazio dell’altro. Finchè il gioco è reciproco, tutto bene; al NO, ci si ferma. Carlo stesso aveva ricevuto avances da uomini, ma non gli era mai venuto in mente di interpretarle come molestie. Un feticista gli chiese addirittura in dono il suo pull buoy (qui) con il suo nome scritto in pennarello nero: chi era Carlo per dirgli di no?
Dopo mesi di gogna sospesa, Carlo uscì dall’impasse grazie a una persona informata dei fatti. La portò lentamente sull’argomento e lei a un certo punto gli chiese: «Ci hai provato con Giulia?». Carlo potè finalmente raccontare la sua versione, e mostrare un messaggio WhatsApp di Giulia molto ambiguo, se non decisamente porno. Quel messaggio non provava nulla, ma restituiva alla vicenda la complessità che le era stata tolta. E dopo quel chiarimento, lo lasciarono finalmente in pace.
Passarono gli anni. Carlo ebbe diverse relazioni con donne incontrate in piscina. Ma un solo grande amore. Poi, un giorno in cui era di nuovo single, ricominciò a vedere i medesimi movimenti quantici di globuli rossi.
Con Paola, per anni si erano cercati con lo sguardo, ma non si erano mai nemmeno parlati. Un giorno scambiarono qualche parola e alla fine lui le fece un complimento. Non percepì disagio, anzi. Poi si accorse che Paola aveva cambiato idea, e Carlo si fermò. Ma il meccanismo dei globuli rossi si era ormai messo in moto: assembramenti, barriere tagliafuoco tra lui e Paola, sguardi gotici. Di nuovo il mondo diviso tra aggressori designati e presunte aggredite. Eppure tutto era cominciato e finito con un complimento.
Alcuni bagnini sembravano addirittura voler ricreare le condizioni contestate, come se una situazione ambigua potesse avere un replay. A Carlo tornò in mente quando, da bambino, aveva guardato una partita dal balcone di una casa davanti allo stadio, seguendola contemporaneamente anche in TV. Al gol, una cugina era corsa fuori per vedere il replay: pensava che sarebbero stati i giocatori a mimarlo.
Anche i globuli rossi sembravano cercare il replay nella vita reale, anzichè eventualmente nella videosorveglianza.
A Carlo sembrò che il problema fosse tutto lì: il management non distingueva un comportamento molesto dall’ambiguità e dalla sospensione che possono accompagnare un corteggiamento non riuscito.
La cultura burocratica del consenso aveva gradualmente trasformato la seduzione in una colpa e la squadra dei bagnini in una “polizia morale”. Carlo pensò che in tempi meno ideologici qualcuno li avrebbe finalmente restituiti alla loro mansione primaria: controllare che nessuno affogasse. Sempre che avessero mai imparato a nuotare.
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