Ndò cojo, cojo
Ho letto sul Corriere della Sera un articolo di Federico Rampini, ma c’è qualcosa che non mi torna. Ho il dubbio di trovarmi davanti a due personalità distinte: Rampini e GianRampini.
Nel suo articolo del 27 Settembre, Rampini sottolinea come la Cina di Xi Jinping voglia esser percepita pacifista, ma allo stesso tempo alimenti i conflitti in Ucraina e Iran. In questa versione del suo pensiero, alla Cina non serve una vittoria iraniana, ma fornisce armi all’Iran per logorare l’America.
Eppure, in un articolo dell’1 Marzo 2026, il suo alter ego GianRampini aveva ricordato che la Cina acquistava sia petrolio venezuelano che iraniano (infatti è il principale acquirente di entrambi), e che in seguito al colpo di stato americano in Venezuela del 3 Gennaio, l’eventuale cambio di regime in Iran avrebbe minato la sicurezza energetica cinese.
Di solito mi piace essere imparziale, ma in questo caso condivido più il pensiero del 1 Marzo. A supporto della tesi di GianRampini, il governo fantoccio di Delcy Rodriguez, instaurato in Venezuela dagli americani, deve chiedere a Washington il permesso di usare i proventi del petrolio. E non può in ogni caso impiegarli per pagare società russe e cinesi che operano nel Paese (1).
Inoltre, Rodríguez ha assegnato un quinto delle riserve petrolifere venezuelane a una società privata in parte riconducibile al Pentagono. Il 20% del petrolio estratto da quella società è destinato agli Stati Uniti che lo acquistano al prezzo di costo (1). Una situazione analoga in Iran sarebbe catastrofica per la Cina. Si capisce quindi perchè Pechino abbia innanzitutto interesse a impedire che l’Iran faccia la fine del Venezuela.
In un articolo di Gennaio Rampini sbeffeggiava la Cina che non era intervenuta in difesa dei suoi interessi in Venezuela; a Settembre la pungeva perchè arma l’Iran. A Marzo spiegava perchè un Iran nell’orbita americana avrebbe danneggiato la sicurezza energetica cinese; a Settembre sosteneva che Xi Jinping fomentasse la guerra per fiaccare gli Stati Uniti. In America dicono “damned if you do, damned if you don’t”. A Roma, “ndò cojo, cojo”.
(1) Financial Times, 23 Settembre 2026.
