Modena: in Italia è vietato dare un nome alle cose. La battaglia (delle parole) che stiamo perdendo.

Ed ecco qua: prima generazione, sesta generazione, più italiano di tuo nonno, meno straniero di un piemontese, ma laureato qui, nato qui. Italiano, straniero, marziano, indefinito. Indefinibile. Qualcuno ha le gambe amputate, altri declinano. Provochiamo. Non si può parlare di terrorismo, non si può sfogare rabbia civile che ogni giorno viene accumulata subendo, inermi, la bulimia di informazione, che ci confonde, si attorciglia su opinioni autoritarie che ormai hanno sostituito le idee autorevoli, sulle emozioni che dominano la ragione. Non si può nemmeno lontanamente sfiorare l’idea di potersi confrontare sull’efficacia reale — quella della prossimità, dei quartieri, delle vie notturne, […]

  

Quei padri di tutti che avrebbero salvato il mondo dall’impazzimento, se solo non avessimo scelto di suicidarci

Una traduzione in arte che non chiede permessi. Non una triste ricorrenza obbligata a porte semi chiuse, con sedici persone, dedicata ad Heidegger, essenziale a cogliere il nichilismo, in cui però, il gelataio di Vigevano, incuriosito, presente lì per caso, non arriva neanche lontanamente a concepire di cosa stiamo parlando, nel loop di una vuota masturbazione rituale. Una traduzione in arte: dalla mostra, al libro. Da un linguaggio, all’altro. Necessaria e testarda stimolazione sensoriale nell’epoca della secchezza dell’anima. Ci vuole coraggio per infilarsi nell’assenza del senso, come mettere le mani tra due cani che si sbranano; ce ne vuole per […]

  

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