1984, il capolavoro di George Orwell ora in una graphic novel

Emilio Cecchi, grande, grandissimo critico letterario del Novecento, non ebbe dubbi. Alla sua uscita definì “1984”, «Libro memorabile. Libro di una tristezza disperata, ossessiva, che definitivamente colloca George Orwell in uno dei primissimi posti dell’odierna letteratura inglese». Un giudizio netto e fulminante che dispiacque a gran parte del panorama intellettuale dell’epoca molto invaghito del socialismo reale e per nulla entusiasta di questo capolavoro anti-utopistico che annunciava un mondo cupo, plumbeo, senza speranza. Troppe le analogie con il “paradiso sovietico”, troppe le similitudini tra l’onnipresente “Big brother” e l’onnisciente compagno Josif Stalin. Non a caso Palmiro Togliatti liquidò il romanzo orwelliano […]

  

Fiume d’Italia, passione e morte di una città

Le città hanno un inizio, una vita, uno sviluppo ma, talvolta, per qualche tragico gioco della Storia  — assedi, incendi, epidemie, carestie, eruzioni — anche una fine. Un giorno fatale in cui tutto finisce e restano soltanto rovine e silenzio. È il caso di Troia, Pompei, Leptis Magna, Petra, Angkor, Machu Picchu e le altre “città morte” disseminate nel mondo. Vi è però anche una morte senza distruzione. Il panorama urbano rimane più o meno identico, la vita continua a pulsare lungo le strade ma le voci, i suoni sono altri. Nulla sembra cambiato ma, nondimeno, tutto è differente. È […]

  

Le fosse di Katyn fanno ancora paura. Il film di Piotr Szkopiak

Vi sono pellicole che è meglio che gli italiani non vedano. Film che raccontano storie tragicamente vere ma ancora molto fastidiose, terribilmente imbarazzanti. È il caso di “The last witness” (L’ultimo testimone) del regista polacco Piotr Szkopiak imperniato sugli opachi retroscena del secondo dopoguerra. Per l’esattezza sulle menzogne che circondarono la strage di Katyn, la sanguinosa mattanza in cui caddero assassinati quindicimila ufficiali polacchi caduti prigionieri dell’Urss— in quel tempo alleata della Germania hitleriana — nell’invasione del 1939. La responsabilità del massacro, come ammise Gorbaciov cinquant’anni più tardi, fu tutta di Stalin. Per ordine diretto del Cremlino i miliziani dell’Nkvd […]

  

Morto Stalin se ne fa un altro. Un film da non perdere

  Il 2 marzo 1953 Stalin, colpito da un ictus, muore nella sua dacia. È la fine di un lungo incubo ma anche l’inizio di una serie di congiure sconbinate ed intrighi surreali tra i notabili del potere sovietico, i “principi rossi”. Gli uomini di Stalin, il “compagno supremo”, il “sole ingannatore”. La successione si trasformò così in una tragicommedia dagli effetti paradossali. Una vicenda tragica quanto grottesca ricostruita ora in “Morto Stalin, se ne fa un altro”, splendido film scritto e diretto dal regista italo-americano Armando Iannucci, un genio della satira politica (si veda “The Thick of It”, “Veep”, […]

  

Il Che, un pasticcione romantico e sanguinario

Ammettiamolo, le ricorrenze sono una pesante rotture di scatole. Come i compleanni e gli appuntamenti dal dentista. Del resto, Santa Romana Chiesa da due millenni ci ossessiona con gli onomastici e il calendario dei Santi. Ogni giorno ha il suo patrono, il suo defunto, il suo Santo protettore. Amen. Di peggio vi sono solo le commemorazioni politiche del morto di turno. È una malattia trasversale che puntualmente colpisce sinistra, centro e destra. Una tassa. Puntualmente vi sono i necrofori che ricordano il de cuius designato. Poi vi sono i decennali, i ventennali, i trentennali e avanti così. Il calendario della […]

  

Cambogia. L’orrore dei Khmer rossi su Netflix

Grazie a Dio finalmente qualcuno si ricorda della tragedia della Cambogia. Merito di Angelina Jolie, regista, sceneggiatrice e produttrice di un film durissimo come “Per primo hanno ucciso mio padre” (First They Killed My Father), da pochi giorni su Netflix. La Jolie racconta la storia di un piccolo paese asiatico travolto e spezzato dalla follia degli uomini. Prima gli americani e i vietnamiti, poi i Khmer Rossi, i peggiori. Tra il 1975 e il 1979, i “liberatori” rossi uccisero un terzo della popolazione cambogiana, due milioni e mezzo di uomini, donne, bambini. Non per caso. Non per sfizio. Per i […]

  

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