L’uomo senza nome
Andy Warhol, dopo un’apparizione in TV, aveva calcolato il tempo della fama in base al riconoscimento delle persone per strada: «La televisione ti rende famoso per un giorno, poi svanisce» (1).
Se invece vieni ucciso e fatto a pezzi nel consolato del tuo Paese, otto anni potrebbero essere il tempo giusto perchè si cominci a citare l’omicidio senza più nominare te.
E’ successo sul Financial Times del 10 Agosto, quando Abigail Hauslohner ha citato «l’omicidio, nel 2018, di un importante giornalista da parte di agenti sauditi», senza nominare lui.
Il 2 Ottobre 2018, le intercettazioni dei servizi turchi registrarono l’omicidio del dissidente saudita Jamal Khashoggi nel consolato di Istanbul, dove si era recato a ritirare i documenti per sposarsi; la promessa sposa lo aspettava fuori, pronta a dare l’allarme nel caso Khashoggi non fosse uscito entro una certa ora. A un certo punto della registrazione si udiva anche il rumore di una sega, un dettaglio ancora più sinistro visto che il corpo non fu mai trovato. Il presunto mandante era Mohammed bin Salman, MBS, principe ereditario e leader de facto.
Abigail Hauslohner scrive anche per il Washington Post, lo stesso giornale dove Khashoggi collaborava come giornalista. Omettere il nome di una persona può diventare una forma di spersonalizzazione.
Qualcosa di analogo accadde il 3 Giugno 1977, quando il Corriere della Sera diede la notizia dell’attentato delle Brigate Rosse al suo ex giornalista di punta, Indro Montanelli, senza nominarlo nel titolo. Il suo nome fu relegato nel sommario.
Magari sbaglio, ma Montanelli e Khashoggi erano scomodi rispetto alla narrazione del momento. In tempi meno barbari, un ex collega vittima di violenza dovrebbe essere nominato per intero, possibilmente anche con secondi e terzi nomi.
Come una mamma e un papà che chiamano con nome e cognome un figlio discolo, ma al contrario: si chiama solennità, nel bene come nel male.
Montanelli si chiamava Indro Alessandro Raffaello Schizogene, “colui che semina zizzania”. Sempre controcorrente, ben distinto dal mainstream.
(1) Diari di Andy Warhol, 14 Aprile 1980.
