Il generale dietro la collina dei conigli

Sul Corriere del 5 Maggio ho letto questa frase paradossale di Federico Rampini: «Dal 1945 i generali Usa non hanno mai perso una guerra, i loro presidenti ne hanno perse molte su pressione dell’opinione pubblica». Il soft power, la risorsa americana più efficace per molti decenni, era glassa zuccherata sulla pillola amara di ogni guerra. In che modo l’hard power di un regime più militare che democratico l’avrebbe addolcita? Nella guerra di Corea, il generale Douglas MacArthur voleva usare la bomba atomica, ma il presidente Truman lo fermò. Se non lo avesse fatto, il mondo sarebbe stato migliore o peggiore? […]

  

Guerra e scissione del PIL

Una notte d’Aprile mi sono svegliato di soprassalto, ripensando a una frase di Geminello Alvi: «Il capitalismo (…) persegue il lusso del superfluo, ma richiede lo stato di guerra o stampa di banconote» (qui). Negli undici anni tra il 2009 e il 2020, la banca centrale americana ha “stampato” seimila miliardi di dollari: un diluvio di denaro mai visto, se si considera che nei novantacinque anni precedenti (1913–2008) l’offerta di moneta era cresciuta gradualmente da cinque miliardi a poco meno di mille (qui). Dopo anni di inutili tentativi di ridurre la liquidità in circolazione, l’inflazione post-pandemia ha rotto gli indugi, […]

  

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