La cronometro femminile juniores ai Mondiali di ciclismo che si stanno correndo nello Yorkshire,  pochi giorni fa ha visto arrivare quarta Camilla Alessio, diciotto anni, padovana di San Martino di Lupari che corre per Ciclismo Insieme di Thiene. E’ una delle speranze azzurre, anzi già più di una speranza perchè di trofei in bacheca l’azzurrina ne ha messi parecchi.  L’anno scorso a Innsbruck, sempre nel mondiale crono juniores, era arrivata seconda  e quest’anno ha già vinto il titolo mondiale d’inseguimento su pista a squadre a Francoforte e  il titolo Europeo  Gand in Belgio. Ad Harrogate il podio è sfumato di un niente ma ci sta, capita. A questa età i risultati contano ma forse contano di più altre cose. E l’intervista di Camilla ai microrofoni della Rai poco dopo l’arrivo fa venire la pelle d’oca per quanto è vera, diretta e senza filtri come solo la freschezza dei diciott’anni ancora permette. Un concentrato di naturalezza, di emozione, di lacrime, di  pensieri in libertà che spiegano meglio di qualsiasi altro discorso cosa significhi per una ragazza ( o un ragazzo) adolescente fare sport ad alto livello. Quali siano i dubbi, le paure, i sacrifici che tocca fare. Quali le rinunce che magari a quell’età rischiano di farti sfuggire dalle mani le emozioni di una adolescenza che  vorresti condividere con coetanei che fanno altre cose, spesso più diveretenti che non allenarsi, seguire tabelle,  far gare e ripetute. Camilla Alessio confessa alla Rai che voleva mollare, voleva mettere la sua bici in garage e fare altro. Forse neppure lei sapeva cosa, ma certo non più pedalare. Troppa fatica ma forse troppa pressione. Troppo stress far coincidere tutto, trovare una casella per metterci dentro una vita di sogni e progetti, rendere conto a tecnici, allenatori, genitori ma forse soprattutto a stessa. Però, nonostante tutto, pochi giorni fa era nello Yokshire a pedalare, a giocarsela e a provarci. “Grazie a mia mamma, mio papà, al mio fidanzato, ai miei allenatori ma soprattutto a Greta, mia compagna di banco…Ho aggiustato un po’ di  quà e un po’ di là e sono venuta al mondiale…”.  Ecco come funziona. Bisogna aggiustare un po’ di quà e un po’ di là… Bisogna avere la voglia, la capacità e la pazienza di “connettersi” con ‘sti ragazzi che non sono  computerini su cui caricare programmi per vincere, per studiare, per diplomarsi o laurearsi. Che poi alla fine se il buono c’è viene fuori…