Lo vedono passare, lo guardano andar via e se ne accorgono subito che non lo prenderanno più. Se ne fanno una ragione, non provano neppure ad organizzarsi: si arrendono.  C’è il ciclismo di Tadej Pogacar che non lascia spazio a calcoli e tattiche, che non lascia scampo e basta e poi c’è il ciclismo di tutti gli altri. Un ciclismo che spiana tutto, si mangia tutto, toglie la suspence, azzera le rivalità, cancella la sfida, si porta via l’essenza della competizione. Un ciclismo così  è  il contrario del ciclismo che siamo abituati a pensare e ad amare, fatto di grandi duelli, di testa a testa, di scatti, controscatti, buchi e dispetti. Un ciclismo così  in teoria non dovrebbe piacere a nessuno invece è un ciclismo che entusiasma, un ciclismo felice come il pedalare fluido di questo campione elegante che fa sembrare tutto semplice,  gioioso come la sua faccia sbarazzina che non tradisce fatica, che sembra sorridere. Da Manerba del Garda al Mottolino di Livigno, 222 chilometri e oltre 5mila metri di dislivello con San Zeno, Mortirolo e Foscagno da scalare, la “tappa regina” si dice in questi casi perchè era la più dura, la più spettacolare, quella che avrebbe dovuto dare la svolta al Giro numero 107. Nel Giro degli altri, di Geraint Thomas, di Daniel Martinez, di Nairo Quintana forse, in quello di Tadej no perchè era già tutto scritto, perchè  “svolte” non ce ne sono più da un pezzo, perchè  forse ancor prima di cominciare nulla è mai stato discussione. Che ciclismo è un ciclismo dove si sa già chi vince? Oggi a tredici chilometri dal traguardo quando Tadej ha chiesto a Rafal Majka di farsi di lato ed è partito alla caccia dei fuggitivi, abbiamo capito tutti che  è un ciclismo meraviglioso, audace, leggero che si lascia ammirare, che si  fa amare perchè  non è solo sloveno ma anche lituano, russo francese, italiano…Un ciclismo di tutti, perfetto, talmente stellare che è quasi incapace di generare invidie. Che sembra un paradosso in un sport dove o si vince o si perde, dove ci di deve battere, dove spesso vince chi fa il furbo, chi sta a ruota, chi fa finta di non averne più e poi ti pianta in asso. Tadej è superiore a tutto ciò. Oggi nel bianco delle cime che portano a Livigno sembrava volare laddove tutti gli altri facevano i conti con una tremenda forza di gravità…

 

ORDINE D’ARRIVO
1 – Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) – 222 km in 6h11’43”, media di 35.833 km/h
2 – Nairo Quintana (Movistar Team) a 29″
3 – Georg Steinhauser (EF Education-EasyPost) a 2’32”

CLASSIFICA GENERALE
1 – Tadej Pogacar (UAE Team Emirates)
2 – Geraint Thomas (Ineos Grenadiers) a 6’41”
3 – Daniel Felipe Martinez (Bora – Hansgrohe) a 6’56”