Una pedalata più forte col piede destro, la ruota davanti che si inclina e Denis Menchov che vola per una decina di metri sul pavè dei Fori Imperiali. Mancano 900 metri alla fine del Giro d’Italia . La maglia rosa è a terra, la sua bici contro le transenne, Danilo De Luca  sbarra gli occhi davanti al megaschermo che sta sul traguardo e i tifosi guardano il cronometro che continua a scorrere. Nel ciclismo non c’è <time out> e lo sa bene Vincent Hendricks,  olandese, 36 anni un passato da corridore dilettante e un presente da dipendente della Rabobank, la squadra del russo.  Il meccanico è un tipo lesto: in una mossa apre la porta dell’ammiraglia, mette i piedi a terra, toglie la bici dal tetto e acciuffa la maglia rosa che cerca di risalire sulla sua  Giant. <Lasciala lì…prendi questa> forse gli urla e in un secondo lo rimette in sella e comincia a spingere. Menchov sbanda e lui spinge, Menchov non trova il gancio del pedale e lui continua a spingere, Menchov riprende a pedalare e lui ancora spinge. Finisce in rosa e meno male. Il russo ce la fa,  seguito da Erik Breukink   il suo direttore sportivo che sfanala dalla ammiraglia e da migliaia di tifosi che giustamente lo applaudono. E Vincent dov’è? Dov’è rimasto il meccanico? C’è un pizzico di gloria anche per lui . Ha raccolto la bici <maledetta>, ha seguito con lo sguardo il capitano che andava verso la vittoria e poi con calma è salito in sella ed è andato verso il traguardo. Novecento metri tra gli applausi, una manciata di secondi col cuore in gola per chi lavora e suda  in retrovia. Passerella finale nell’ultima crono del giro d’Italia sulla bici della maglia rosa? Da non crederci. Sembra il finale di un film  per lui che anni fa correva tra i dilettanti e forse un arrivo così lo ha sempre sognato.  <Era un brocco…> dicono. Può darsi, ma sulla maglia rosa di Menchov c’è anche la sua firma.

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