A pesca di saraghi aspettando la fine del mondo

A pagina 342 del romanzo-saggio La fine del mondo di Francesco Pecoraro (Ponte alle Grazie)  trovo una sorta di citazione. Sembra un aforisma. Il narratore lo sfrutta per giustificare la sua ansia e la sua pavidità. Che poi è l’ansia e la pavidità della maggioranza delle persone. “Ha coraggio – spiega il narratore – chi non ha immaginazione”. Google mi corregge la sentenza. E la attribuisce a Charles Bukowski: “Il codardo è uno che prevede il futuro. Il coraggioso è privo di ogni immaginazione”. Dopo aver concluso la lettura di questo romanzo atipico, di questa confessione esistenziale, di questo viaggio […]

  

I nipotini di Gadda? Ingegneri bellicosi

In fondo cosa chiediamo ai libri? Di offrirci una luce inedita sulle cose. E sulla realtà in cui ci troviamo a vivere. E il classico è quel libro che non smette di brillare. Lo si può prendere e agitare in ogni direzione: riuscirà sempre a far luce su lati o angoli fino a quel momento oscuri. Quindi abbiamo sempre bisogno dei classici, perché a differenze delle novità, hanno una luce ben sperimentata. Prodotta da un’energia inesauribile. Il fascio di luce perenne illuminerà sempre e quindi renderà comprensibili tutti quei grovigli, angoli e situazioni che di volta in volta cadono nell’oscurità. […]

  

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