Quando l’esame di maturità diventa un ricordo da ricostruire
L’altra sera in tv è passato il film di Carlo Verdone Compagni di scuola (1988), racconto di una rimpatriata tra i componenti di una classe di liceo dagli esiti drammatici e malinconici. Questo passaggio televisivo mi ha fatto sorridere perché lo stesso giorno avevo finito di leggere Anniversario dell’esame di maturità di Franz Werfel (Tea edizioni, traduzione di Cristina Baseggio). Si tratta beninteso di tutt’altro tipo di riunione, eppure il racconto di Werfel sfrutta uno spunto molto simile. Nel film di Verdone c’è un’analisi sociologica spietata del ritrovarsi a distanza di anni catapultati dalla condizione di studenti a quelli di persone attive nella società. In Werfel, invece, ci troviamo di fronte a un classico “giallo esistenziale”, dove una sorta di indagine sulla scomparsa di un ex studente dell’imperial-regio Ginnasio di San Nicola di Vienna, al tramonto dell’era asburgica, fa da forza propulsiva di un romanzo che è corale solo apparentemente.
Il giudice di Corte d’appello Ernst Sebastian ha di fronte a sé un indiziato. Si chiama Franz Adler ed è accusato della morte di una prostituta. Sebastian ha fretta di concludere l’interrogatorio dal momento che per la sera è atteso a un evento speciale: una cena celebrativa del venticinquesimo anniversario dell’esame di maturità. Pochi non hanno risposto all’appello. E sarà presente anche uno rappresentante del corpo insegnante: il superstite professor Burda. Nel pensare alla cena e nel perdere le parole dell’indiziato, Sebastien si trova a ricopiare meccanicamente su un foglio l’elenco dell’appello. E tra i primi nomi spunta proprio un Adler Franz. Sono passati tanti anni e il sospetto che dietro quel volto invecchiato e irriconoscibile si celi proprio il compagno di classe, il più dotato, il più geniale, ma anche il più sfortunato tanto da non finire nemmeno il ciclo scolastico, sparendo nel nulla.
La cena diventa quindi una ricerca di indizi per sapere che fine ha fatto quel geniale compagno (l’unico in grado di scrivere versi davvero poetici, l’unico a sfoggiare autentiche citazioni), allontanato poi dalla scuola con disonore per il suo scarso rendimento.
Werfel confeziona un racconto avvincente, grazie anche a uno stile elegante e fluido, in cui il ricordo dell’esame di maturità si trasforma in un’indagine per ricostruire responsabilità e torti ai danni del giovane di talento. Le cui ombre prodotte dalla sua fuga e dalla sua scomparsa tanti anni prima sembrano ora dileguare con le rivelazioni del giudice di Corte d’appello. Dietro quella fuga e quella scomparsa, però, c’era un “delitto” di cui lo stesso giudice è stato testimone/partecipe. E l’andare a ritroso con la memoria per ricavare copre la seconda parte del romanzo, trasformandolo in una resa dei conti col passato che segnerà per sempre il giudice Sebastian. Con un finale a sorpresa che ovviamente non rivelo.
Di Werfel (1890-1945) non avevo ancora letto nulla. Nulla sapevo di questo scrittore praghese di lingua tedesca (coevo di Kafka), di origine ebraica, emigrato negli Stati Uniti allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Raffinato poeta e acuto drammaturgo, ha firmato alcuni romanzi tra cui Una scrittura femminile azzurro pallido (attualmente in commercio per i tipi di Garzanti e di Adelphi).
