Compton-Burnett e il dramma di una famiglia troppo felice
Ci sono svariati motivi per leggere (o rileggere) i romanzi di Ivy Compton-Burnett. Nel mio caso il punto di partenza per una lunga frequentazione dei lavori della scrittrice inglese è stato l’endorsement di Alberto Arbasino. Parco di complimenti, l’autore di Fratelli d’Italia era solito ricordare la Compton-Burnett come una delle più intelligenti scrittrici inglesi di sempre.
Il grado di fiducia nei confronti delle opinioni di Arbasino è direttamente proporzionale alla soddisfazione che, come lettore, ho sempre provato nell’arrivare al fondo dei romanzi della Compton-Burnett. E dico “al fondo” non a caso. Nelle prime pagine, infatti, l’autrice britannica chiede un notevole sforzo di collaborazione al lettore. Al quale sottrae volontariamente ogni tipo di riferimento, ogni descrizione di ambienti e degli stessi protagonisti della scena. E non è un caso che si parli di scena visto che i suoi romanzi potrebbero benissimo essere considerati dei testi drammaturgici dove non esistono didascalie al fondo delle pagine ma direttamente inserite in mezzo ai dialoghi. E questi ultimi, che sono la quintessenza della verità dei personaggi sono così icastici ed essenziali da rendere superfluo, anche per il lettore, la descrizione fisica dei personaggi. Essi sono quello che dicono e le parole che la Compton-Burnett mette loro in bocca sono così potenti che rendono inutile anche di vedere gli stessi personaggi in azione.
Il romanzo che ho appena riletto si intitola Il passato e il presente. Pubblicato in Inghilterra nel 1953 è arrivato da noi soltanto nel 1980 per i tipi di Einaudi (traduzione di Bruni Fonzi e Camillo Pennati). Il presente è un ritratto di famiglia (alto borghese) all’interno della tradizionale mansion. Il padrone di casa Cassius Clare ci vive con la seconda moglie Flavia, i loro tre figli, il padre, e i due figli avuti dalla prima moglie. E il passato irrompe proprio quando entra in gioco quest’ultima, Catherine. Si tratta di un’eroina presa di peso dalla tradizione tragica greca e vestita dei panni della modernità. Una donna che per non fare a meno della propria libertà rinuncia alla possibilità di veder crescere i figli. Tuttavia, torna sui suoi passi confessando la debolezza della sua tempra. Un romanzo straordinariamente moderno nonostante la cornice edoardiana e la rigida etichetta cui si assoggettano tutti i personaggi, bambini compresi. Dove anche ai maggiordomi è consentito mostrarsi sagaci ma senza impertinenza. Da questa foto di famiglia emergono su tutti i personaggi delle due madri che si confrontano, si affrontano, si consolano e si separano senza rinunciare a entrare ognuna nelle scarpe dell’altra. Tutto è relativizzato e i punti di vista di ogni maschera edoardiana sono capaci di fornire distillati di sapienza che costringe il meno frettoloso dei lettori a prendere appunti e a sottolineare quasi ogni pagina.
Ad avercene oggi scrittrici e scrittori capaci di farci sottolineare i brani del proprio lavori!
