Chiudiamo le librerie (e non pensiamoci più)

Può succedere a tutti. O meglio può succedere a quelli che come me peccano talvolta di ingenuità e di ottimismo. Può succedere insomma di nutrire un eccesso di fiducia nei confronti delle librerie, dei giornali, dei libri e in genere del mondo del sapere veicolato dall’industria editoriale. E ti accorgi che di eccesso di fiducia si tratta quando ti si para davanti agli occhi un indizio inaspettato. Un suggerimento, insomma, a rivedere tutta la storia dell’ottimismo (e anche dell’ingenuità). Stiamo parlando di librerie; stiamo parlando della filiera del libro. Che indubbiamente si presenta sempre più magmatica e sempre meno rassicurante. […]

  

L’anno sabbatico secondo Chesterton

Nei paesi anglosassoni (ma non solo lì) resiste una solida tradizione. I ragazzi usciti dalla scuola o dall’università si concedono il cosiddetto “anno sabbatico” prima di tuffarsi nella vita reale: fatta di impegno, lavoro e responsabilità. I più facoltosi acquistano un biglietto aereo per fare il giro del mondo. Altri si accontentano di passare questo lungo intervallo di tempo in qualche paese esotico oppure nel cuore della vecchia Europa. Altri, i più ma a anche i meno fortunati economicamente, si industriano nel fare lavoretti stagionali per avere almeno la possibilità di fare sei o quattro mesi fuori dai confini nazionali. […]

  

Pirandello e il pirata

Su questo blog, qualche tempo fa, abbiamo ricordato che i personaggi “migliori” dal punto di vista letterario non sono certo i santi o gli eroi. I caratteri più avvincenti sono quasi sempre quelli che si trovano a loro agio nell’ombra e soprattutto che si muovono al confine tra il bene e il male con un’agilità diabolica. Loro diventano eterni – spiegano gli esperti – perché esorcizzano le nostre paure e le nostre debolezze, e perché ci aiutano a renderci immuni dai loro stessi “difetti”. Un pirata, in questo senso, vale ben più di un’infermiera o di un missionario. Ne sa […]

  

La Principessa di Clèves antidoto ai reality

La principessa di Clèves è uno di quei romanzi che possono insegnarci molto sull’amore. Non, beninteso, su cosa sia il sentimento amoroso o su come si presenti e su quali ne siano gli effetti e le cause. Bensì ci dice molto su come si possa raccontare. Sulle parole dell’amore, insomma, Madame de la Fayette (1634-1693) sembra una vera autorità. E ci stupisce anche. O, almeno, ha stupito a lungo gli storici della letteratura perché Madame de la Fayette non aveva molti esempi su cui rafforzare il suo talento. Eccezion fatta ovviamente per la lettura di Shakespeare e per l’amicizia e […]

  

Steinbeck e il paradosso di Caino

Il grande romanzo americano non è un’araba fenice. C’è, c’è stato e, con ogni probabilità, ci sarà sempre. Perché gli americani hanno la “frontiera”, hanno gli spazi sconfinati (per quanto ancora?), hanno la genuina ingenuità della razza giovane, hanno sempre a portata di mano la Bibbia e maneggiano (quelli delle ultime generazioni) molto meglio degli altri le contraddizioni del progresso e della tecnologia. E poi perché non rinunciano mai a inserire la dolorosa battaglia tra bene e male che si consuma dentro l’animo umano. Da Moby Dick a Underworld (De Lillo), da Tenera è la notte (Fitzgerald) alla Lettera scarlatta […]

  

A lezione di giornalismo da Maupassant

Leggendo, e con interesse, il bel ritratto che sabato 8 novembre sul Foglio Michele Masneri ha dedicato alla figura del freelance, in un settore – quello dell’informazione – che nel primo scorcio del terzo millennio vive un ridimensionamento davvero radicale, mi è tornata in mente una figura del tutto particolare di giornalista. Sto parlando di Georges Duroy, protagonista del romanzo Bel Ami di Guy de Maupassant (segnalo tra le altre le edizioni economiche di Feltrinelli, con la traduzione di Cinzia Bigliosi, e quella della Bur curata da Orsola Nemi). Se c’è un libro che un aspirante giornalista non dovrebbe mai leggere, […]

  

Quanto costa l’immortalità letteraria?

Cosa hanno in comune Giovanni Drogo, George Duroy e Julien Sorel? Non molto, a parte il fatto di essere divenuti immortali grazie all’estro letterario dei loro “genitori”. I protagonisti de Il deserto dei Tartari, di Bel Ami e de Il Rosso e il Nero sono solo alcuni degli esempi possibili in un discorso dedicato all’immortalità dei personaggi romanzeschi.   E  navigando in un simile dibattito, spunta all’improvviso una domanda che solo all’apparenza è oziosa. Quanto vale in termini economici il nome di un personaggio romanzesco?  Difficile dare una risposta. Almeno fino al prossimo 20 novembre  quando sarà possibile aggiudicarsi un […]

  

Modiano, il Nobel, e una burocrate troppo zelante

L’unica domanda da porsi, ora che il caso Fleur Pellerin è scoppiato, è la seguente: cosa sarebbe accaduto da noi, in Italia, se il ministro della Cultura avesse confessato di non leggere da anni un romanzo o un saggio e di non aver letto alcuno dei libri del nostro ultimo premio Nobel? Mettiamo che un nostro scrittore di prestigio (ne abbiamo, basta spulciare con pazienza – molta pazienza –  i cataloghi) arrivasse oggi a conquistare il tanto prestigioso premio letterario. Che succederebbe? Tutti a salire sul carro del vincitore? Niente affatto. Da noi siamo più bravi e inclini a disprezzare […]

  

Cummings, Kafka e la Grande Guerra

Non troverete tra le pagine di La stanza enorme nemmeno uno sparo. Non ammirerete nemmeno una compassionevole descrizione della vita di trincea. Tra le pagine del romanzo di Edward Estlin Cummings (1894-1962), che ora Baldini & Castoldi riporta in libreria, non vi soffermerete su alcuna battaglia o epico episodio di coraggio. Insomma del dramma della Prima Guerra mondiale non si trova in questo titolo alcun di quei topoi tanto cari alla memorialistica di genere. Eppure, basta sfogliare un’enciclopedia, un compendio di storia della letteratura americana, o un buon saggio sulla letteratura di guerra per venire a sapere che proprio questo […]

  

Il nuovo Wodehouse è nato a Bari

Ci sarebbe bisogno di un nuovo Achille Campanile. Molto bisogno, a dire il vero. La letteratura vive una stagione non proprio di fiacca quanto di crisi esistenziale. Tanto che il modello vincente – in questo momento – pare essere l’autofiction (vedi solo per fare un esempio su tutti l’ultimo vincitore del Premio Strega Francesco Piccolo). In un momento simile bisognerebbe tornare almeno a sorridere (se non a ridere di gusto) attraverso le parole. Quindi avremmo tutti bisogno dell’aiuto di Ennio Flaiano, del già citato Campanile oppure di penne professionali ma non tanto ambiziose (o meglio presuntuose) come Guido da Verona. […]

  

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