Quando il podcast diventa benessere narrativo
C’è un segnale interessante nel modo in cui parliamo di cibo. Non sempre cerchiamo la “prestazione” dello chef o la classifica del locale. Sempre più spesso vogliamo storie che aiutino a rimettere ordine nei ricordi, nelle abitudini e perfino nel rapporto emotivo con l’alimentazione. In questo senso il video podcast Madeleine, la cucina ricorda, uscito da poco, vale come caso di studio: non tanto per l’effetto novità, quanto per ciò che racconta sul momento che sta vivendo il podcasting.
Il progetto è prodotto da Podstar, società fondata da Ester Memeo ed è il primo video podcast di HQF Studio, la media company nata dall’esperienza di High Quality Food (attiva dal 2005). L’idea, raccontata nel comunicato, è chiara: partire da un sapore per arrivare alla “memoria involontaria” di Proust. Invece di un curriculum in formato intervista, ogni episodio lavora su un trigger sensoriale e costruisce una conversazione più intima: il gesto, l’identità, la cucina come biografia.
La prima stagione conta 10 episodi e mette attorno al tavolo Enrico Bartolini, Cristina Bowerman, Anthony Genovese, Isabella Potì e Angelo Troiani, guidati dall’autrice e conduttrice Elisa del Mese.
Non si parla di diete, perché il format sposta il focus dalla performance al senso. Il cibo, raccontato così, diventa un territorio di consapevolezza: emozioni, origine delle preferenze, rituali che rassicurano, memoria familiare. È una forma di “slow content” che assomiglia alla buona cucina: meno fuochi d’artificio, più sostanza.
Per i brand è anche una scelta strategica. Nel comunicato si parla di contenuti “pensati per durare”, cioè asset editoriali di lungo periodo, non campagne usa e getta. «Raccontare la cucina significa raccontare le persone. Con Madeleine abbiamo scelto di ascoltare prima ancora di fare domande», spiega Ester Memeo, «Il podcast non è solo un formato, ma un luogo di racconto che richiede metodo, visione e responsabilità culturale».
È una dichiarazione che suona quasi come un manifesto: investire nel tempo, nel tono, nella cura.
Attenzione però a un presupposto facile: che “podcast” significhi automaticamente autenticità. Non basta cambiare formato per evitare il rischio di storytelling confezionato. Proprio per questo Madeleine è utile da osservare: perché prova a tenere insieme branded content e cultura editoriale, mettendo al centro la memoria, non il prodotto.
Disponibile dal 22 gennaio sulle principali piattaforme audio e video, racconta una tendenza: il podcast sta diventando uno spazio culturale dove anche la gastronomia può parlare di benessere, in modo indiretto ma potente.



