Alla Vuelta c’è salita, c’è spetatcolo e c’è Vingegaard. Manca solo la Rai
Alla Vuelta l’aspettavano tutti Jonas Vingegaard. E il danese, due volte vincitore del Tour, non si è fatto attendere vincendo per distacco la nona tappa Alfaro-Estación de esquí de Valdezcaray di 195,5 chilometri, con arrivo in quota. Non c’è stata storia: ha piazzato l’allungo decisivo a undici km dall’arrivo, quando soltanto Giulio Ciccone è riuscito a tenergli la ruota che poi, però, non ha resistito a un secondo allungo. Il capitano della Visma è arrivato in cima con 24″ di distacco sull’olimpionico della mountain bike Tom Pidcock, secondo, e sul portoghese Joao Almeida, terzo. Ciccone alla fine si è piazzato al settimo posto, a 1’46”
La nona tappa della Vuelta ha fatto capire che il due volte vincitore del Tour è una spanna sopra a tutti gli altri. E si sapeva. Aspettava una salita per spiegarlo e la salita non mente. Il ciclismo, la bici in genere, ha un senso solo quando c’è la salita. E vale per tutti. Per Vingegaard e compagni ma anche per tutti noi più o meno agonisti, più o meno velleitari, più o meno attempati. Quando sei in sella a una bici da corsa e ti stai arrampicando si azzera tutto: il tuo codice fiscale, la tua laurea, il tuo conto in banca, i tuoi debiti. Una «Livella» che diventa sempre più inesorabile metro, dopo metro, chilometro dopo chilometro, tornante dopo tornante.
E’ così da sempre. Ed stato così anche oggi. Basta guardarli in faccia i campioni quando la strada sale per capire. Bastava guardare lo sguardo assente del nostro “eroico” Giulio Ciccone, che per un po’ ha cercato di tenere la ruota di uno scatenato Vingegaard lanciato con uno sprint in salita da Matteo Jorgenson, per rendersi conto della fatica. La salita vale per tutti. Dice che anche i pro, quando serve, montano un 34-32, roba da amatori, roba da rampichini in mtb, roba da due metri e mezzo di pedalata che sembra di star fermi. Dice che è un’impresa andar su dritti, che si va a zig zag, che ogni tanto si guarda su per capire quanto manca alla fine del tormento. Dice che ti viene la nausea per la fatica.
Dice che quando guardi per terra e l’asfalto lascia posto al cemento comincia il peggio. Dice che alla Vuelta di salita ce n’è quanta ne si vuole. Dice che il norvegese Torstein Traeen ha conservato la maglia rossa di leader della classifica ma il suo vantaggio su Vingegaard, che adesso è secondo, si è assottigliato ed è di di 37″ e non gli basteranno . Dice che la Vuelta non sarà il Tour ma o spettacolo è di prim’ordine. E dice ache che la Rai, servizio pubblico pagato profumatamente con un canone che ormai arriva sulla bolletta della luce, aveva il dovere di portarsi a casa i diritti.
