Due anni fa, alla fine di luglio, scortato da una pattuglia acrobatica di aerei, Jonas Vingegaard sfilava su una decappottabile per le vie di Copenaghen e poi si  affacciava davanti a 25 mila persone  in festa dal balcone del municipio della capitale danese. Aveva appena vinto il suo secondo Tour de France e faceva parecchio effetto vedere il  campione della Visma  davanti a tanta gente, accolto come un re, al di là dei raffronti e al di là di ciò che accade alle nostre latitudini dove siamo soliti festeggiare con eguali bagni di folla solo gli scudetti. Oggi nella penultima decisiva tappa della Vuelta, nell’ultimo chilometro che saliva alla Bola del mundo, una vetta sperduta tra la Cuerda Larga e la Sierra de Guadarrama, il pubblico non c’era. Non c’era neppure l’asfalto che, quando le strade salgono oltre le pendenze del buonsenso, lasciano spazio al cemento più capace di resistere alla neve e al ghiaccio. Chi va in bici lo sa bene che, quando sotto le ruote inizia a scorrere il cemento sarà durissima. E, anche visti in tv,  gli ultimi tre chilometri verso le antenne dei ripetitori radiotelevisivi che svettano su una cima brulla che un po’ ricorda il Mont Ventoux, mettono ansia: 17, 18, 20 per cento che Vingegaard, Kuss, Almeida, Hindley e Pidccok salgono a poco più di 11 all’ora finchè il danese, a un migliaio di metri dalla fine allunga e va a prendersi al Vuelta. Giusto così. Una affermazione netta ma non facile nonostante le tre vittorie di tappa che non sono poca cosa e che non sono male. Una vittoria “sudata” che dice che , anzi conferma, che il capitano della Visma e Tadej Pogacar  in questi anni e oggi ancora, fanno una corsa a parte anche se dietro di loro c’è una generazione  che cresce e sta accorciando le distanze. Il danese fa centro in Spagna dopo tre partecipazioni. é la prima volta, la sua prima Vuelta, anche probabilmente avrebbe potuto già potuto vincere due anni fa quando però obbedì, da buon soldato, agli ordini della Visma che non voleva guai con Primoz Roglic. Finisce con oltre un minuto su Joao Almeida che ha fatto tutto ciò che poteva ma non è bastato. Finisce domani a Madrid, proteste permettendo.