La vendita del Meazza non è solo la vendita di uno stadio
E finita. San Siro, lo stadio di Milano, lo stadio della storia, la Scala del calcio et cetera et cetera et cetera...non sarà più del Comune ma dei due fondi americani proprietari di Milan e Inter che nel prossimo mese metteranno le firme sul contratto d’acquisto. Tempo sei anni e a fianco del Meazza sorgerà un altro Meazza che ne decreterà la fine vera e propria, cioè l’abbattimento. A ricordarne il mito resterà solo una delle 11 torri che diventerà un museo e poco altro. Va così. Va così perchè, come dicono tutti quelli che guardano avanti, questo è il futuro, queste sono le nuove regole del business calcistico. Che poi non è proprio del tutto vero perchè la questione dello stadio, per quanto riguarda il Meazza, non è solo una questione di stadio ma anche di ciò che ci sta intorno e che ci gira attorno. Che non è poco, anzi.
Ok, il prezzo è giusto. Il prezzo di vendita del Meazza è stato fissato a 197 milioni che verranno pagati in tre rate, la prima subito per evitare che sull’impianto scatti un vincolo paesaggistico della sovrintendenza: 73 per lo stadio e 124 per le aree intorno su cui sarà possibile edificare per 98mila metri quadrati che, verosimilmente, saranno destinati a spazi residenziali e commerciali, un hotel, verde, servizi sul modello della City Life che è sorta in Fiera cancellando la storia della “Campionaria”. I fondi proprietari di Milan e Inter sarebbero quindi sì intenzionati a costruire un nuovo stadio per i club ma evidentemente fa gola anche il resto, che non è un dettaglio trascurabile. 197 milioni è il prezzo fissato dall’Agenzia delle entrate e confermato dalla stime di due Università milanesi che è oggettivamente un “buon prezzo” considerando anche che 22 milioni saranno poi “scontati” per opere pubbliche e bonifiche. Non solo. Milan e Inter “risparmieranno” anche sull’affitto perchè, da qui al 2031, cioè quando sarà pronto il nuovo Meazza, le squadre eviteranno di pagare al Comune gli 11 milioni annui di locazione dell’ impianto visto che andranno a “rogitare” entro fine ottobre.
E’ questo il quadro del “business” che gira intorno al nuovo stadio di Milano. Una operazione più articolata un investimento da 1,2 miliardi che poco spazio lascia alle questioni di cuore, alla nostalgia, ai ricordi del tempo che fu che si perdono tra immagini in bianco e nero, nebbia, caldarroste, estintori Meteor e Vecchia Romagna con cui brindare se la tua squadra del cuore ha vinto o consolarsi se ha perso… L’ok alla vendita del Meazza dato ieri notte dal Consiglio Comunale di Milano, oltre a creare uno sconquasso politico che frammenta il Pd, che probabilmente farà uscire i Verdi dalla maggioranza in giunta, che vede nervi tesissimi nel centrodestra dopo l’appoggio di Forza Italia al sindaco Sala, porta forti contestazioni anche tra i comitati cittadini che da sempre si sono battuti per evitare che il Meazza fosse venduto e promettono battaglia.
“Questa vicenda dello stadio per il sindaco Sala sarà peggio del Salva Milano…” vaticina Luigi Corbani, già vicesindaco di Milano negli anni Ottanta, oggi presidente del comitato «Sì Meazza» che ha presentato un esposto alla Procura che sollevava preoccupazioni sulla regolarità della procedura di vendita e sulla congruità del prezzo. Ad oggi la Procura ha aperto un’indagine conoscitiva, con fascicolo senza indagati, per verificare la trasparenza ed eventuali pregiudizi alle casse pubbliche, considerando anche la possibile inalienabilità dello stadio come bene pubblico. Solleva dubbi anche la relazione del Comitato legalità del Comune , presieduta da Nando della Chiesa, che mette in luce i rischi di infiltrazioni mafiose nei lavori per il nuovo impianto. E proprio per questo è stato votato un emendamento che prevede l’inserimento di una white list di imprese pulite. e la possibilità di prevedere uno scudo penale per le squadre, clausola richiesta da Milan e Inter per proteggerli da eventuali procedimenti penali che potrebbero sorgere dopo la stipula del contratto.
Ma cosa prevede il progetto? Innazitutto un nuovo stadio da 71mila posti a sedere, disegnato da Norman Foster e Manica, il Mezza rimarrà in piedi fino al 2031: ospiterà il 6 febbraio la cerimonia di apertura dei Giochi e le partite finchè il nuovo impianto non sarà pronto, per poi essere abbattuto. Del Meazza verrà conservata una parte della curva sud che ospiterà le sedi dei club. Sull’area di 281mila metri quadrati, 80mila saranno destinati a verde. Tutto intorno uffici per 43mila metri quadri, ristoranti, un hotel per 20mila metri quadrati e 16mila parcheggi sotteranei. Il tunnel Patroclo verrà distrutto e ricostruito per distanziare maggiormente le case di via Tesio dal Meazza bis.
