Marcialonga, 53anni di storia dello sci di fondo ( e non solo)
Cinquantatrè anni di Marcialonga. Che ovviamente sono una storia che va oltre lo sci di fondo. La Marcialonga è un rito collettivo un appuntamento che il prossimo 25 gennaio richiamerà fondisti da ogni angolo del mondo in Val di Fiemme e di Val di Fassa . Un “viaggio” di 70 chilometri da Moena verso Cavalese, immersi nel silenzio della neve e nella maestosità delle Dolomiti patrimonio UNESCO. Accanto alla gara regina torna la Marcialonga Light, 45 km che ripercorrono il fascino della “lunga” con una formula più accessibile: stessa partenza con il grande fiume di sciatori e arrivo a Predazzo.
A Pochi giorni dall’apertura delle olimpiadi sarà il vero biglietto di presentazione dei Giochi di Milano-Cortina 2026, biglietto da visita autentico dove la “sostanza” della sfida sportiva poco concederà all’apparenza delle celebrazioni. Cinquantatrè anni di Marcialonga. Cinquantatre anni di campioni e appassionati dello sci di fondo che riavvolgeranno un nastro lungo settanta chilometri e che raccontano l’essenza di uno sport che è epica dello sport e che mantiene vivi ricordo e passione che da queste parti restano impressi dai tempi della vittoria olimpica nel ’68 di Franco Nones.
Da Moena a Cavalese il treno della Marcialonga è già sui binari pronto a far viaggiare il solito fiume di campioni e appassionati su un percorso che attraversa i paesaggi dolomitici apprezzati in tutto il mondo e con il Mur de la Stria pronto a regalare un finale a sorpresa. Saranno come sempre migliaia gli atleti al via. Molti gli italiani, tantissimi come sempre quelli in arrivo dall’estero a “santificare” un evento sportivo sempre più internazionale. Un lungo week end di eventi con mostre, incontri con la voglia di far fatica ma anche di condividerla e di stare insieme. Perchè la Marcialonga è soprattutto questa, un’avventura che si porta in dote la passione e la voglia di provarci . Una festa di sport con le immagini di tanti appassionati che faranno il giro del mondo e ricorderanno, ai pochi che ancora non lo sapessero, la magia di queste terre e di uno sport che permette di scoprile.
