Tra venticinque giorni si apriranno le Olimpiadi : ci siamo. Qualcosa ancora rimane da fare come ha detto ieri l’amministratore delegato della Fondazione Milano-Cortina Andrea Varnier facendo il punto sull’Arena di Santa Giulia che ospiterà l’hockey ma, non ci sono dubbi, saranno un successo perché, come già accadde una decina di anni fa con Expo, questa è una città abituata ai colpi di reni e a far bene.

Saranno giornate fantastiche di gare, di imprese, di medaglie e (si spera) di vittorie azzurre ma guardando più in là nel tempo si può già un po’ immaginare cosa resterà dei Giochi alla città di Milano. Uno studentato in Scalo Romana dove ora è pronto il villaggio olimpico, un’arena a Santa Giulia e una a Rho che faranno spazio non solo allo sport ma anche ad eventi e concerti, un ospedale di Niguarda migliorato nel suo pronto soccorso con spazi raddoppiati e con un pronto soccorso pediatrico rimesso a nuovo. E altro verrà.

Ma al di là delle strutture, del business, del marketing che ha ridotto a recita imbarazzante il percorso della fiaccola olimpica che dovrebbe invece passare di mano da atleti ad atleti (e solo loro) e non a tutta quella pletora di protagonisti del nulla che poco hanno da condividere con lo sport, il lascito olimpico è anche altro.  Sarebbe bello ad esempio se questa città sfruttasse l’onda delle Olimpiadi (e delle Paralimpiadi) per stimolare lo «spirito olimpico» di cui è carente e non solo per quanto riguarda l’imbarazzante carenza di strutture.  Spirito olimpico che si traduce in tanti modi ma soprattutto in uno e riguarda i bambini, i ragazzi cioè coloro che guardando gli atleti si identificano e si appassionano. Una città olimpica deve fare in modo che questa passione resti viva e non si affievolisca perchè fa crescere bene ed un ottimo «antibiotico» a guai e violenza. E allora deve far sì che ci siano impianti sportivi all’altezza, deve sempre tenerli aperti, deve permettere ai ragazzi di entrarci se ci passano davanti. Deve renderli gratuiti, allegri, «fighi». Deve farli diventare qualcosa di bello, dove un giovane di 15 anni va , si diverte e magari s’innamora. E non solo dello sport.