Ci sono 90mila moto a Milano che possono ancora «salvarsi» e a decidere se potranno o meno circolare dovrebbe essere un referendum che due giorni fa ha ottenuto il via libera del Collegio dei garanti. Non è solo un «lasciapassare» per la raccolta delle firme ma di fatto anche la bocciatura di una politica da parte di Palazzo Marino che sulla mobilità in questi anni ha assunto spesso toni da crociata contro qualsiasi cosa si muova a motore, moto comprese che in realtà quando si parla di mobilità e traffico non possono non essere consdierate una soluzione . «Il parere della direzione mobilità non contiene un’analisi puntuale dell’incidenza specifica sulla qualità dell’aria dei motocicli oggetto di richiesta referendaria- scrivono i garanti- E tale carenza assume particolare rilievo considerando che la giurisprudenza ha costantemente affermato che le scelte in maniera di limitazione alla circolazione devono essere sorrette da adeguato supporto istruttorio che dimostri la proporzionalità e la ragionevolezza della misura».

Quindi sullo stop imposto dal Comune che, dopo lo slittamento di un anno, scatterà ad ottobre e che vieta la circolazione per moto e ciclomotori a due tempi Euro 2 e 3, diesel fino a Euro 3 e benzina quattro tempi fino a Euro 2, il discorso si riapre per la soddisfazione del comitato «Il divieto» che più o meno un anno fa si mobilitò e raccolse oltre 20 mila firme di milanesi pronti a difendere la mobilità sulle due ruote. «Fu una risposta massiccia- ricorda Riccardo Truppo, capogruppo di Fdi in Comune- tant’è che in 72 ore furono raccolte quasi 3.000 firme Poi fu sospeso il link per firmare, come si sospende un titolo in borsa per eccesso di rialzo: ne servivano 1.000, ne sono arrivate il triplo in poche ore. In questi mesi l’amministrazione comunale ha provato ad opporsi tecnicamente con pareri contrari in tutti i modi, tutti sovvertiti ora dalla decisione del Collegio dei Garanti. Ed è una decisione che pone la Giunta Sala sotto accusa su tutti i fronti in tema mobilità».

Così ora i motociclisti riaccendono i motori con una nuova prospettiva. In questi quattro mesi potranno farsi sentire sottoscrivendo il referendum che potrebbe vedere la consultazione elettorale tra ottobre e novembre 2026. Ma appare chiaro che politicamente il divieto di circolazione alle moto più vecchie che Palazzo Marino vorrebbe imporre va ben oltre il divieto stesso. «Il referendum sarà uno strumento a disposizione di tutte le forze politiche che vorranno unirsi in questa battaglia di civiltà- spiega Truppo- Il nostro obbiettivo è opporci ad ogni politica che imponga limiti di circolazione alle moto ma il quesito sarà anche l’occasione per esprimere un giudizio sulle politiche di mobilità di questa amministrazione in tutti questi anni, dai divieti all’Area B alle ciclabili. Interrogherò gruppo per gruppo per capire chi aderirà alla campagna referendaria e se davvero chi ha chiesto segnali di discontinuità ora sia davvero disposto a darne»