A questi Giochi (per ora) manca la poesia
Per ora «Sotto il vestito niente…». O comunque non moltissimo visto che al via dei Giochi mancano un paio di settimane. Ma, al di là degli stand in piazza Duomo, delle strutture d’accoglienza davanti al Meazza, la città tutto sembra tranne che olimpica. Pochissimo nelle sedi istituzionali, negli eventi, nelle vetrine, nelle strade, alle finestre, sui balconi. Non scalda i cuori. Che poi i Giochi saranno certamente un evento che avrà portata mondiale, ma anche il resto conta. Contano il contorno, il clima.
È un po’ come il Natale: bello, bellissimo il giorno della festa ma ciò che si gode davvero è l’attesa, sono i preparativi, quella dolce frenesia che alimenta sogni ed immaginazione. Una «vigilia» forse un po’ trascurata per la fretta tipica di questa città e per quella contingente che obbliga gli organizzatori a dover fare i conti con qualche cantiere ancora da chiudere, con cerimonie ed eventi da preparare, con dettagli da mettere a punto.
E con qualche polemica. Ultima quella dei prezzi stellari dei biglietti per le gare. A lanciare il sasso era stato pochi giorni fa Pietro Sighel, due medaglie olimpiche ai Giochi di Pechino nel pattinaggio di velocità, stella della nazionale azzurra e tra i favoriti in questa edizione dei Giochi: «Speravo che le olimpiadi in casa potessero dare un po’ di popolarità ad una disciplina di nicchia come lo short track ma considerando che un biglietto decente costa 450euro…». Tanto, troppo. Probabilmente sì, ma i giochi sono business e il mercato è il mercato come ricorda il presidente della Fondazione Milano-Cortina Giovanni Malagò: «Non ci sono tanti biglietti ancora da vendere e molte gare sono sold out- ha spiegato- Sono andati via quelli che costano di meno e restano i più costosi. Comunque in tutte manifestazioni di un certo livello ci sono sempre state queste considerazioni». Tutto vero. Ma in questo «sabato del villaggio» olimpico forse quello che manca è un po’ di poesia.
