Ciclismo, Visentini nella Hall of Fame del Giro: e se lo merita
Il sei giugno del 1987 è un sabato che all’apparenza non annuncia cataclismi. Giornata tranquilla guardando il meteo che sulle montagne un po’ di ansia la mette sempre. Si corre la quindicesima tappa del Giro, quella che va da Lido di Jesolo a Sappada , 170 chilometri che si possono controllare, che si possono “gestire” come si dice oggi, soprattutto per uno squadrone come era allora la Carrera.
In maglia Rosa c’è Roberto Visentini classe ’57 che, due giorni prima, nella cronometro di San Marino, straccia la concorrenza e mette più di una ipoteca per la conquista del suo secondo Giro. Ma anche quando non sembra, quando non ci sono avvisaglie, quando il destino pare tutto dalla tua parte, ci sono giornate che segnano per sempre la storia di ognuno. In questo caso quella sportiva di un campione elegante e imprevedibile, dalla classe cristallina, capace di vincere un Giro, di vincere tappe alla Vuelta, un mondiale juniores e altro ancora. “Gintoso e un po’ sfigato” come si racconta lui, “Un ricco che sulla bicicletta non ci sarebbe mai dovuto salire…” dicono quelli che non stanno dalla sua parte forse un po’ per invidia per questo corridore forte, bello e benestante che gira in Ferrari.
Ma tant’è. Ognuno va incontro al suo destino e Visentini tutto immagina tranne che in quel sabato di quasi quarant’anni fa che è una delle ultime fatiche verso il suo bis in rosa, si trasformi all’improvviso nel più assurdo degli incubi, che gli avrebbe un po’ cambiato la vita e probabilmente del tutto la carriera. In squadra con lui c’è infatti l’irlandese Stephen Roche già capitano designato per il Tour de France e che in quel Giro ha già vinto una tappa, e indossato per 10 giorni la Maglia Rosa: è secondo in classifica generale a 2’42” dal compagno di squadra.
La tappa prende una piega strana fin da subito, quando Roche si unisce a sorpresa al primo tentativo di fuga di giornata ignorando le indicazioni del direttore sportivo Davide Boifava che gli dice inutilmente di fermarsi. Dirà poi che non ha attaccato, che si è limitato ad inseguire gli attacchi di altri, ma resta il fatto quella è una dichiarazione di guerra e che dietro la Carrera si schiera subito compatta a tirare per andarlo a riprendere. Ce la fa ma non senza fatica. Ma ormai è il Far West. E infatti riprendono gli scatti. Roche riparte e Visentini è risponde subito mettendo alla frusta i due gregari Massimo Ghirotto e Claudio Chiappucci, mentre il belga Eddy Schepers si tira indietro e si schiera dalla parte di Roche.
E’ anarchia totale e proprio quando Roche viene nuovamente ripreso, Visentini, distrutto dal punto di vista nervoso, va in crisi, si pianta salendo verso Sappada, e finisce per perdere 6’50”, dicendo addio alla Maglia rosa e a qualsiasi ambizione di lottare per la classifica generale. Il finale è furibondo con il bresciano che chiede ufficialmente che Roche venga messo fuori squadra e mandato a casa. Ovviamente non succede e l’irlandese vince il Giro. Fine . Fine di tutto, soprattutto della storia ciclistica di questo fuoriclasse di Gardone che corre ancora per un paio di stagioni ma che da queello “sgarro” in realtà non si riprende più, non vincerà più una corsa in carriera e nel 1990 decide di appendere la bici al chiodo.
Oggi con una cerimonia svoltasi presso Eataly Smeraldo a Milano, è stato ufficializzato l’ingresso di Roberto Visentini nella Hall of Fame del Giro d’Italia. Classe 1957, Visentini conquistò la Maglia Rosa nel 1986. al termine della 16ma tappa di quell’edizione, la Erba-Foppolo, difendendola con successo fino al gran finale di Merano. Oggi, a quarant’anni da quell’impresa, gli è stato conferito il Trofeo Senza Fine, riservato dal 2000 ai vincitori del Giro d’Italia. Ed è giusto così.
