Ognuno nella sua mente e nel suo cuore ha un oro che è più oro di altri. Per l’emozione, perchè magari ricorda un momento della vita che un’impresa ha fissato per sempre. L’oro di oggi un superG di Federica Brignone è già storia dello sport azzurro. Non è infatti  solo una vittoria. E’ il racconto più incredibile della forza, della determinazione, della tenacia, della resilienza ( sì,  resilienza e in questo caso si può davvero usare) di una ragazza che cadendo sugli sci in pista nel durante i campionati italiani  il 3 aprile di un anno fa ha rischiato non solo di non gareggiare più ma anche di vedere per sempre cambiare la sua quotidianità e la sua vita. Il suo futuro appeso a filo sottilissimo, le incertezze, le paure, la rabbia, i Giochi olimpici all’orizzonte e l’amarezza di vederli svanire. Il recupero record che profuma di miracolo già solo per il fatto di vederla  ai cancelletti di partenza è cronaca. L’oro di oggi si può tranquillamente dire che sia leggenda. Ciò per dire che la medaglia olimpica della Bignone è di certo uno degli ori più iconici dello sport azzurro,  sugellato dal suo fantastico modo di sciare, dall’abbraccio del presidente Sergio Mattarella che era al traguardo, dalla sfilata delle frecce tricolori. 

Ma come detto ognuno ha la sua personale classifica degli ori della storia azzurra. Ognuno ha ricordi ed emozioni che contribuiscono a riempire quello che l’indimenticabile Rino Tommasi quando commentava la boxe chiamava il “personalissimo cartellino”. E allora come non si può mettere al pari dell’oro della Brignone, o appena un po’ sotto o appena un po’ sopra, le altre imprese azzurre che in questi lustri hanno meritato l’oro e la storia.

Qual è l’oro più oro? Quell’ingresso da brividi di Stefano Baldini al Panatinaikò di Atene in quella notte di Maratona che lo incorona “re” nella disciplina simbolo delle olimpiadi?  O lo sprint di Marcel Jacobs a Tokyo, oro nei 100 metri sfida di tutte le sfide, laddove mai un italiano aveva osato, tanto da far commentare a un incredulo Franco Bragagna ( Ma perchè la Rai se l’è lasciato scappare…) “Ma cosa hai combinato Marcello??”. E quanto vale, sempre a i Giochi di Tokyo quella staffetta d’oro nella 4×100? Quanto brilla nella storia quel testimone passato dalle mani da Lorenzo Patta, Marcell Jacobs, Eseosa Desalu e Filippo Tortu che li porta, come non si poteva immaginare, a finire  davanti a Gran Bretagna e Canada?

E poi Alberto Tomba. Un oro in slalom speciale quello che a Calgary la sera del 27 febbraio del 1988 fa fermare una serata del Festival di Sanremo, come non era mai successo. Scende “la bomba” e 24 milioni di italiani trattengono il fiato per poi esplodere in un boato che celebra il suo secondo oro olimpico che un posto nella storia se lo conquista danzando tra i paletti e ancora lo conserva. Oppure Lillehammer ai Giochi del 1994, altra vittoria nella storia azzurra sempiterna : Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta, Silvio Fauner sconfiggono nella staffetta 4×10 del fondo i favoriti padroni di casa della Norvegia che è un po’ come nel calcio battere il Barsile al Maracanà. La gara passa alla storia per l’emozionante volata finale tra l’azzurro Silvio Fauner e il campione norvegese Bjørn Dæhlie, una leggenda. La spuntano gli azzurri  davanti a 120.000 spettatori ammutoliti. E in Norvegia ( ma non solo in Norvegia) ne parlano ancora oggi…