Ciclovia VenTo, doppio crollo della nuova passerella sull’Adda

Un nuovo cedimento  riaccende l’allarme sulla passerella ciclabile che attraversa il fiume Adda tra Crotta d’Adda e Maccastorna, collegando il Cremonese al Lodigiano. E fanno due. Dopo il primo crollo registrato mercoledì scorso quando la struttura, agganciata alla strada provinciale e ancora in corso di realizzazione da parte di AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po) nell’ambito del piano ciclabile collegato alla ciclovia VenTo è collassata a poche ore dal collaudo, questa mattina ha ceduto un ‘ulteriore porzione passerella ciclabile, quella piu’ vicina al versante di Crotta.

Sul posto sono intervenuti i tecnici  per effettuare nuovi accertamenti e verificare le condizioni complessive dell’opera. L’area e’ stata interdetta per motivi di sicurezza. Il sindaco di Crotta d’Adda, Sebastiano Baroni, chiede che venga “rivalutato l’intero progetto”, finanziato con quattro milioni di euro da Regione Lombardia nell’ambito della ciclovia  cicloturistica che collega Venezia a Torino lungo il Po. L’opera, pensata per favorire la mobilità dolce e il turismo lento lungo l’Adda, si trova ora al centro di verifiche tecniche e accertamenti giudiziari. Secondo quanto si apprende, la Procura della Repubblica di Lodi ha aperto un fascicolo penale, al momento iscritto a modello 45, cioe’ senza indagati ne’ ipotesi di reato formalizzate. L’obiettivo è fare chiarezza sulle cause dei cedimenti e sulle eventuali responsabilità.

Quella della ciclovia Vento è una lunga storia.  Il progetto è ambzioso, realizzato nel 2010 da un team del Politecnico di Milano prevede di collegare con na via cicloturistica Torno e Venrzia convolgendo 4 regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Una risorsa per rigenerare il territorio capace di attirare 400 mila visitatori l’anno, di creare 2 mila nuovi posti di lavoro, con un indotto stimato di 100 milioni di indotto sul territorio. Le quattro regioni interessate  hanno affidato hanno affidato la realizzazione  a quattro soggetti, il più impegnato è l’Aipo, l’agenzia interregionale per il fiume Po.

Attualmente VenTo non è ancora una ciclovia completa.  Chi volesse percorrerla troverebbe strade bianche, tratti di pista esistente poco segnalati, sterrati con buche, tratti pericolosi lungo strade provinciali e situazioni in cui la bicicletta va accompagnata a mano per superare ostacoli. Molto è stato fatto e parecchio resta da fare. In buona sostanza bisogna ancora costruire poco meno della metà ciclabile con un un lavoro di ricucitura, unendo cioè i tratti già esistenti.  Più di 60 chilometri sono già piste ciclopedonali a norma, un’altra settantinai potrebbero diventare ciclabili agendo sulle regole d’uso delle strade in sommità arginale, 400 circa necessitano di interventi modesti come nuove pavimentazioni. I restanti chilometri  ( più o meno 180)  richiedono opere importanti: ponti, sovrappassi, sottopassi e terrapieni. L’obiettivo finale è realizzare una pista ciclopedonale sicura lungo tutti i 700 chilometri, adatta non solo a chi va in bici ma anche a chi cammina, a chi usa handbike entro la fine di quest’anno.

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